Putin chiede a Trump il ritiro ucraino dal Donetsk e il russo come lingua ufficiale
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Redazione Esteri
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Il vertice in Alaska tra Vladimir Putin e Donald Trump non ha prodotto, almeno per ora, alcuna svolta nella guerra in Ucraina. Eppure, stando a quanto riportato dal Financial Times, il Cremlino avrebbe avanzato una serie di richieste precise, trasmesse da Trump al presidente ucraino Volodymyr Zelensky e ai leader europei durante una telefonata avvenuta nelle ultime ore. Tra le condizioni poste da Mosca figurano il ritiro delle truppe ucraine dalla regione del Donetsk e l’istituzione del russo come lingua ufficiale, misure che Kiev considera inaccettabili.
Putin, secondo fonti vicine ai colloqui, non sarebbe disposto a un semplice congelamento del conflitto, ma punterebbe a un accordo definitivo che ridisegni i confini dell’Ucraina orientale. In cambio della cessione di parte del Donetsk, la Russia offrirebbe il blocco delle operazioni militari nelle regioni meridionali di Kherson e Zaporizhzhia, dove le forze di Mosca controllano ampie porzioni di territorio. Una proposta che, se da un lato potrebbe apparire come una tregua parziale, dall’altro consoliderebbe di fatto l’annessione russa di aree strategicamente cruciali.
Zelensky, dal canto suo, ha respinto senza esitazione l’ipotesi di un compromesso territoriale, ribadendo che qualsiasi trattativa dovrà passare per il ritiro completo delle truppe occupanti. La posizione ucraina, sostenuta da gran parte dei partner europei, si scontra però con la crescente pressione militare russa, che negli ultimi mesi ha registrato avanzate significative. Non a caso, la propaganda di Stato russa ha già iniziato a celebrare quella che viene dipinta come una vittoria imminente, mentre analisti vicini al Cremlino, come il blogger Yuri Podolyaka, insistono sul fatto che Putin non abbia mai deviato dai suoi obiettivi iniziali.




