Ossi si può smettere di fumare con una pillola, rimborsata dallo Stato
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Redazione Salute
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La lunga ricerca di una via d’uscita dal tunnel della nicotina, costellata da tentativi spesso fallimentari con cerotti, gomme e un po’ di psicologia spicciola, sembra aver finalmente trovato un assist concreto. Da marzo 2026, data della sua effettiva disponibilità in farmacia dopo il via libera dell’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) dello scorso dicembre e la successiva pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, la citisina è ufficialmente il primo principio attivo contro la dipendenza da fumo rimborsato dal Servizio Sanitario Nazionale. Non si tratta, come qualcuno affrettatamente l’ha definita, di una “novità assoluta” nel panorama terapeutico, visto che veniva già impiegata in preparazioni galeniche; ma la sua formulazione industriale – commercializzata con il nome di Recigar – ne abbatte le barriere economiche per una fetta specifica della popolazione.
L’alcaloide del maggiociondolo che inganna il cervello
La molecola, estratta dai fiori gialli del *Cytisus laburnum* (il comune maggiociondolo), è un alcaloide naturale la cui struttura chimica assomiglia molto a quella della nicotina, tanto da competere per gli stessi recettori cerebrali. A differenza di quest’ultima, però, la citisina agisce come un “agonista parziale”: dà al cervello quel minimo di stimolo sufficiente a spegnere i sintomi dell’astinenza – l’irritabilità, l’ansia, l’insonnia e quella fame nervosa che spesso accompagna chi prova a smettere – senza però innescare il meccanismo di ricompensa potente e gratificante che rende la sigaretta una droga così subdola. In parole povere, la pillola, che si assume per via orale seguendo un calendario rigido di 25 giorni con dosaggio decrescente, rende il gesto di accendere una sigaretta poco piacevole e, allo stesso tempo, rende sopportabile il periodo di “svezzamento”.
La copertura pubblica e i paletti anagrafici
Il meccanismo della rimborsabilità, tuttavia, non è automatico per chiunque si presenti al banco della farmacia. Il trattamento, il cui costo di listino si aggira intorno ai 90 euro a ciclo, viene coperto dallo Stato esclusivamente per i pazienti inseriti in un percorso strutturato presso i centri antifumo, strutture specializzate che operano su tutto il territorio nazionale. Esiste poi un vincolo anagrafico ben preciso: possono accedere alla terapia gratuita solo i fumatori di età compresa tra i 18 e i 65 anni. Al di fuori di questa fascia d’età – così come per chi scegliesse di acquistarlo privatamente senza il supporto di uno specialista – il farmaco resta comunque disponibile, ma a carico del paziente. Questa scelta, dettata dai parametri di sicurezza degli studi clinici che hanno validato la molecola, esclude di fatto fasce estreme della popolazione, come gli adolescenti o gli over 65, spesso quelli con le complicanze cliniche più gravi.
Numeri di un’emergenza silenziosa e il ruolo dei centri antifumo
La decisione dell’Aifa va a incidere su un quadro epidemiologico pesante: nel nostro Paese si registrano oltre 90.000 decessi all’anno attribuibili al consumo di tabacco, un costo umano che si accompagna a una spesa pubblica di oltre 26 miliardi di euro tra cure e perdita di produttività. La disponibilità di Recigar rappresenta uno strumento in più per i circa 12,5 milioni di fumatori italiani, ma gli esperti del settore mettono in guardia dall’illusione della “pillola magica”. Il protocollo prevede che l’assunzione del farmaco sia affiancata da un percorso di counselling o supporto psicologico, elemento essenziale per gestire la componente comportamentale della dipendenza. La vera sfida, al momento, rimane logistica: solo una piccola percentuale di chi vorrebbe smettere accede ai centri antifumo, e la capillarità di queste strutture – più fitta al Nord che nel resto della penisola – rischia di creare un divario nell’accesso alla cura.




