Israele valuta l’attacco all’Iran nonostante la mediazione di Trump, mentre a Gaza si contano nuovi morti
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Redazione Esteri
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Fonti dell’intelligence americana hanno rivelato che Israele potrebbe essere pronto a colpire le centrali nucleari iraniane, in una mossa che segnerebbe una netta divergenza dalla strategia diplomatica perseguita da Donald Trump, impegnato a negoziare un accordo con Teheran. Se confermato, l’attacco rischierebbe non solo di innescare un’escalation nel già instabile scenario mediorientale, ma anche di compromettere i rapporti tra Washington e Tel Aviv, tradizionalmente saldi nonostante le tensioni occasionali.
La Cnn, citando funzionari statunitensi, ha riferito che le nuove informazioni in possesso degli analisti suggeriscono un’accelerazione nei preparativi israeliani, anche se non è ancora chiaro se il governo di Benjamin Netanyahu abbia definitivamente optato per la linea dura. Quel che appare certo, tuttavia, è che un’operazione militare contro l’Iran – che da anni sviluppa tecnologie atomiche, pur negando di voler costruire ordigni – avrebbe ripercussioni imprevedibili, alimentando ulteriormente le frizioni tra i due alleati.
Intanto, a Gaza, la situazione umanitaria si aggrava dopo una nuova ondata di raid israeliani che, secondo Hamas, hanno causato la morte di 19 persone, tra cui diversi bambini. La Protezione Civile della Striscia, controllata dal gruppo islamista, ha denunciato decine di feriti in seguito ai bombardamenti notturni, che hanno colpito diverse aree residenziali. L’esercito israeliano, che non ha ancora rilasciato una dichiarazione ufficiale sulle operazioni, ha in passato giustificato simili azioni come risposta al lancio di razzi da parte delle milizie palestinesi.
La coincidenza tra l’ipotesi di un attacco all’Iran e l’inasprimento del conflitto a Gaza solleva interrogativi sulla possibile connessione tra i due fronti. Se da un lato Netanyahu – che in passato non ha mai escluso l’opzione militare contro Teheran – potrebbe cercare di dimostrare fermezza in un momento delicato, dall’altro Trump, che ha sempre difeso l’autonomia di Israele nelle scelte di sicurezza, si troverebbe costretto a bilanciare la sua politica estera tra pressioni interne e alleati strategici.




