Il ciclone Ulrike tiene sotto scacco il Tirreno, allerta arancione e scuole chiuse in Calabria per il 13 febbraio

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Prosegue senza soluzione di continuità la sequenza di perturbazioni che, ormai da settimane, flagellano il versante tirrenico della Calabria con una violenza tale da aver ormai assunto i connotati di una crisi strutturale, e l’ultima fatica di questo autunno meteorologico infinito – un autunno che si è surrettiziamente insinuato fino a metà febbraio – porta il nome di ciclone Ulrike. È in virtù del passaggio di questo nuovo vortice depressionario, il terzo, stando ai bollettini, a interessare il bacino del Mediterraneo in poche settimane, che la Protezione civile regionale ha diramato per la giornata di venerdì 13 febbraio un’allerta di colore arancione; un’allerta che, estendendosi come una macchia d’olio dal Versante Tirrenico Settentrionale fino a quello Centro-meridionale, costringerà alla chiusura gli istituti scolastici di ogni ordine e grado in un numero crescente di comuni. Le raffiche di burrasca, quelle che secondo le rilevazioni delle stazioni meteo hanno già toccato picchi di 117 chilometri orari sull’area di Catanzaro, sono attese in ulteriore intensificazione con venti occidentali che, nel corso delle prossime ore, potrebbero superare abbondantemente la soglia dei cento chilometri orari, e saranno proprio queste raffiche, umide e sferzanti, a rendere il Tirreno un crogiolo di onde anomale la cui altezza, secondo le stime dell’Arpacal, potrebbe raggiungere e superare i cinque metri -1-2-5.

A Rende, come a Cosenza, e lungo l’intera fascia costiera che da Amantea si snoda fino a Belvedere Marittimo, i sindaci hanno preferito non attendere l’evolversi degli eventi, adottando provvedimenti di chiusura preventiva che, di fatto, blindano i plessi scolastici; una decisione, questa, dettata non soltanto dalla mera prudenza precauzionale ma anche dalla memoria ancora fresca dei danni infrastrutturali che il vento ha già inferto al patrimonio edilizio pubblico. A Catanzaro, per l’esattezza nel quartiere di Santa Maria, il ciclone Ulrike aveva già dimostrato la sua potenza distruttiva scoperchiando parzialmente la copertura della scuola primaria “D’Errico”, un’azione meccanica talmente improvvisa e violenta da proiettare lamiere e porzioni di tetto direttamente nel piazzale antistante l’ingresso, area immediatamente posta sotto sequestro dall’autorità municipale -6. È anche la conta di questi episodi, di questi cedimenti strutturali che si ripetono ogni qual volta l’anemometro supera una certa soglia critica, a orientare le ordinanze sindacali verso la sospensione delle attività didattiche, nella consapevolezza che il rischio non risiede soltanto nella strada da percorrere per raggiungere i banchi, ma nella tenuta stessa degli edifici che quei banchi li ospitano.

La furia del mare e la risposta frammentata dei territori

L’emergenza, però, non si esaurisce certo con la chiusura dei cancelli scolastici, anzi, è lungo i lungomare che la tempesta dà il meglio del proprio repertorio distruttivo; a Reggio Calabria, dove il sindaco facente funzioni ha attivato il Centro Operativo Comunale con ordinanza contingibile e urgente, la mareggiata ha imposto la chiusura totale dell’intero lungomare di Catona, mentre la società Castore e la Polizia Locale sono stati mobilitati per far fronte a una miriade di interventi di messa in sicurezza disseminati capillarmente su tutto il territorio -10. Non si contano gli alberi caduti, alcuni dei quali, nella sola area del Vibonese, hanno centrato in pieno autovetture in transito provocando, in almeno un caso accertato nella serata di martedì, il ferimento del conducente e il conseguente trasporto in codice rosso presso il nosocomio più vicino; incidenti che avrebbero potuto avere conseguenze ben più tragiche, come testimoniano gli altri episodi, miracolosamente risoltisi senza danni alle persone nonostante la mole impressionante dei tronchi abbattutisi sulle lamiere -2.

Le disposizioni emanate dalla Città Metropolitana di Reggio Calabria, in tal senso, rappresentano forse l’esempio più compiuto di come l’apparato amministrativo stia tentando di adattarsi a una normalità che normale non è più: il divieto di accesso a ville e giardini pubblici, la sospensione dei mercati rionali e delle attività di somministrazione presso chioschi e dehors, l’obbligo per i privati di mettere in sicurezza vasi e suppellettili dai balconi, configurano un protocollo di emergenza urbana che non ha precedenti recenti per estensione e capillarità -10. Parallelamente, nella provincia di Cosenza, l’elenco delle municipalità che hanno optato per la serrata totale delle attività didattiche si è allungato fino a includere, oltre ai già citati capoluoghi, anche realtà come Lago, Longobardi, San Donato di Ninea e Papasidero, mentre nella provincia di Catanzaro Lamezia Terme, Gizzeria e Falerna hanno già diramato le rispettive comunicazioni di chiusura; una frammentazione decisionale, quella dei singoli primi cittadini, che se da un lato testimonia l’autonomia degli enti locali, dall’altro restituisce l’immagine di una regione costretta a gestire l’emergenza giorno per giorno, quasi ora per ora, senza una soluzione di continuità tra un fronte perturbato e il successivo -9.

I venti di burrasca e la tenuta idrogeologica compromessa

Il tema della fragilità del territorio, del resto, riemerge puntualmente ogni qual volta le precipitazioni si fanno insistenti e i venti raggiungono l’intensità di burrasca; in Campania, sebbene l’allerta sia di grado inferiore, la cosiddetta “gialla” per temporali, uno smottamento verificatosi a Salerno in via Fra’ Generoso ha interrotto il collegamento tra il porto e gli svincoli autostradali, mandando rapidamente in tilt la circolazione veicolare -3. La frana ha interessato un costone che due anni or sono era stato duramente colpito da un incendio, e proprio quell’evento, con la conseguente perdita del manto arboreo e della capacità di trattenuta del terreno, ha palesato ancora una volta come le ferite inferte all’ecosistema dai roghi estivi si trasformino, nell’arco di poche stagioni piovose, in altrettante cicatrici aperte pronte a sanguinare fango e detriti. È una dinamica, questa, che i geologi e i tecnici della Protezione civile conoscono fin troppo bene, e che rende ogni nuova perturbazione non tanto un evento straordinario in sé, quanto piuttosto l’innesco di un dissesto già latente e ampiamente previsto.

In Sicilia, intanto, gli effetti del ciclone si sono manifestati con la stessa veemenza riscontrata sulla sponda calabrese dello Stretto, e nel palermitano la caduta di un albero di grandi dimensioni ha letteralmente distrutto l’impianto di un distributore di carburante, sollevando interrogativi non solo sulla manutenzione del verde pubblico ma anche sulla vulnerabilità delle infrastrutture strategiche a fronte di eventi che, ciclicamente, si ripresentano con cadenza quasi settimanale -9. Le scuole resteranno chiuse, per domani 13 febbraio, anche a Messina, Milazzo e nelle isole Eolie, mentre in Sardegna l’allerta gialla per rischio idrogeologico si accompagna a previsioni di venti fortissimi e mareggiate che già stanno mettendo a dura prova i lungomare di Alghero e le coste esposte di levante. Il bollettino della Protezione civile, nel dettagliare le zone a rischio – dal Logudoro all’Iglesiente, dal Campidano al bacino del Tirso – delinea un quadro nazionale in cui il maltempo non fa più distinzioni tra Nord e Sud, ma colpisce con maggiore sistematicità e accanimento quelle regioni insulari e tirreniche la cui orografia e conformazione costiera le espone naturalmente all’ira dei venti occidentali -1.

Raffiche di tempesta e la lunga notte del Tirreno

Il presidente della Regione Calabria, nel tracciare un primo bilancio sommario delle ultime ventiquattr’ore, ha parlato di “onde alte durante tutta la notte” e di “ore complicate”, espressioni asciutte che celano il lavoro incessante delle sale operative e dei volontari, quegli stessi che nella notte tra mercoledì e giovedì hanno dovuto affrontare decine di richieste di intervento per rami pericolanti, allagamenti localizzati e sollecitazioni statiche di cornicioni e coperture. Le condizioni meteo, proprio mentre la perturbazione numero sette sembrava esaurire la propria spinta propulsiva, hanno subito una repentina riattivazione per l’innesto di correnti più fredde in quota, e le raffiche di burrasca forte, quelle che i manuali di meteorologia classificano al limite inferiore della tempesta, hanno ripreso a soffiare con insistenza particolare sui crinali esposti e sui valloni che si affacciano sul Mar Tirreno -7. È in questo contesto di assedio atmosferico che i primi cittadini dei comuni compresi tra la provincia di Vibo Valentia e quella di Cosenza hanno dovuto assumere la decisione di prolungare la chiusura delle scuole anche per la giornata di venerdì, una decisione sofferta ma ormai ineludibile, presa nella consapevolezza che la tregua prevista dai modelli previsionali per le ore centrali del 13 febbraio non sarà sufficiente, né probabilmente abbastanza affidabile, per garantire l’incolumità dei quasi centomila studenti interessati dal provvedimento.

L’appello alla prudenza, rivolto in particolare ai cittadini residenti nelle zone costiere, non costituisce un mero adempimento formale agli obblighi istituzionali, ma rappresenta il riconoscimento implicito che la macchina dei soccorsi, per quanto efficiente e ben rodata, non può essere fisicamente ovunque e in ogni istante; i lungomare di Gallico e Catona, già duramente colpiti nelle precedenti mareggiate invernali, sono stati nuovamente invasi da una massa d’acqua marina spinta da venti che non accennano a diminuire d’intensità, e la sabbia, misto a detriti e piccoli massi, ha ricoperto interi tratti di carreggiata rendendo necessario l’intervento dei mezzi meccanici per rimuovere quanto il mare, con la sua consueta indifferenza, ha depositato oltre la linea della battigia. La Protezione civile comunale di Reggio Calabria, insieme agli uomini della società Castore, prosegue senza sosta nell’opera di monitoraggio e bonifica, in attesa che il vento, prima o poi, conceda una tregua; una tregua che, secondo le ultime emissioni modellistiche, sarà però breve e lascerà presto il passo a una nuova perturbazione, l’ottava del mese, già in fase di organizzazione sul finire del weekend -10-7.

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