Meloni a Tirana, lo scontro con Macron e la polemica sui "volenterosi"
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Redazione Esteri
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Tirana, sera del vertice della Comunità politica europea. Giorgia Meloni, visibilmente contrariata, fuma una sigaretta accanto a un’uscita secondaria dell’edificio che ospita i 47 leader riuniti in piazza Skënderbej. Il summit è ormai agli sgoccioli, e la premier, dopo un breve colloquio con il suo staff, si prepara a una serata di polemiche che la vedranno protagonista di un duro scontro con Emmanuel Macron. Quello che doveva essere un incontro diplomatico si trasforma, per lei, in una sequenza di tensioni e dichiarazioni infuocate.
Intanto, la questione che più l’ha esposta alle critiche è la sua assenza dal vertice dei cosiddetti "volenterosi", il formato a quattro – Gran Bretagna, Francia, Polonia e Germania – che discute del sostegno militare all’Ucraina. «Non avrebbe senso partecipare a un tavolo i cui obiettivi non condividiamo», ribadisce Meloni, respingendo le accuse di incoerenza. «Dovremmo essere lì per fare una foto o per mandare soldati?». Una posizione netta, che però viene immediatamente contestata dall’opposizione, secondo cui la premier avrebbe «mentito sapendo di mentire» quando ha sostenuto di essersi autoesclusa per coerenza.
La replica di Meloni arriva secca: «L’Italia ha già chiarito di non voler inviare truppe, quindi partecipare a certi formati sarebbe solo un esercizio di facciata». Ma le reazioni non si fanno attendere. C’è chi parla di un «venerdì nero» per la premier, tra l’esclusione dai negoziati più importanti e l’acredine dello scontro con Macron, che pure non ha risparmiato frecciate.




