Beirut torna a tremare: raid israeliani dopo la tregua, Netanyahu minaccia nuove azioni
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Redazione Esteri
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Il rombo dei droni israeliani, che da giorni solcavano i cieli libanesi senza sferrare attacchi, ieri mattina ha cambiato tono. Quello che era un ronzio distante è diventato un avvertimento concreto quando i velivoli si sono concentrati sulla periferia sud di Beirut, Dahie, zona storicamente legata a Hezbollah ma dove vivono migliaia di civili. Verso mezzogiorno, il portavoce militare israeliano Avichai Adraee ha diffuso un messaggio in arabo, esortando gli abitanti di Hadath a evacuare immediatamente. Venticinque minuti dopo, le esplosioni hanno squarciato l’aria: tre colpi mirati, il primo dall’8 dicembre, data in cui era stato dichiarato il cessate il fuoco dopo settimane di scambi di missili tra le due parti.
Israele ha giustificato l’attacco affermando di aver colpito un deposito di droni di Hezbollah, accusando il gruppo di aver lanciato razzi verso il nord del Paese poche ore prima. Fonti libanesi, tra cui il premier Najib Mikati e il presidente Michel Aoun, hanno però negato ogni coinvolgimento del partito armato, definendo l’operazione «una violazione della sovranità nazionale». Le immagini trasmesse dalle tv locali mostrano una colonna di fumo nero alzarsi da un edificio semidistrutto, mentre i soccorritori setacciano le macerie alla ricerca di eventuali feriti.
La reazione di Benjamin Netanyahu non si è fatta attendere. Il premier israeliano, in un discorso televisivo, ha avvertito che «Israele colpirà ovunque in Libano se percepisce una minaccia», senza escludere ulteriori escalation. Parole che riecheggiano quelle pronunciate durante l’ultimo conflitto, e che rischiano di riaccendere tensioni appena sopite. Intanto, Emmanuel Macron ha condannato l’attacco definendolo «inaccettabile», mentre l’Onu ha richiamato entrambe le parti al rispetto degli accordi.
Quello di ieri non è un episodio isolato. Negli ultimi mesi, la frontiera tra Libano e Israele è stata teatro di scontri intermittenti, con razzi lanciati da una parte e raid aerei dall’altra. Ma il ritorno delle bombe su Beirut, seppur in periferia, segna un salto di qualità: è la prima volta dal 2006 che la capitale libanese viene presa di mira direttamente. Un dettaglio non trascurabile, che riporta alla memoria i giorni più bui della guerra civile e che rischia di trascinare il Paese, già allo stremo per la crisi economica, in un nuovo conflitto.




