Serie A, il tonfo del Milan e la Curva che se ne va: la corsa Champions diventa bagarre
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Redazione Sport
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Il tardo pomeriggio di San Siro, teatro di una delle piazze più nobili del calcio italiano, ha restituito l’immagine di una squadra – il Milan – ormai irriconoscibile, smarrita in un labirinto di nervi e prestazioni insufficienti. La sconfitta per 3-2 contro l’Atalanta, maturata tra i fischi di uno stadio intero e l’abbandono solenne della Curva, non rappresenta soltanto l’ennesima battuta d’arresto: è il segnale più chiaro di un tracollo che, di passo in passo, sta divorando il margine di vantaggio accumulato nelle settimane precedenti. Solo una vittoria nelle ultime sei partite – un dato che parla da sé, quasi un bollettino di guerra – racconta l’agonia rossonera, con la Champions League che ora appare come un miraggio piuttosto che un obiettivo.
L’Atalanta espugna il Meazza e sale a 58 punti: Éderson, Zappacosta e Raspadori firmano il 3-2
La truppa di Gasperini, fedele a quella identità collettiva che da anni ne fa una delle realtà più solide del campionato, ha costruito la vittoria con una lucidità chirurgica. Al quarto d’ora iniziale, il Milan aveva sfiorato il vantaggio con un palo esterno di Rabiot – una fiammata subito rientrata – ma al settimo minuto Éderson, sfruttando un lavoro sporco ma prezioso di Raspadori nell’area piccola, ha infilato Maignan con un destro angolato da manuale. Non è stato un episodio isolato, bensì l’inizio di una progressione nerazzurra che avrebbe trovato in Zappacosta e nello stesso Raspadori i successivi realizzatori. Al triplice fischio, i bergamaschi agganciano quota 58 punti, e lo fanno con la consapevolezza di aver messo una seria ipoteca sulla corsa alla massima competizione europea.
Protesta della Curva e apocalisse rossonera: Allegri guarda un’undici troppo nervoso
Prima ancora del calcio d’inizio, il malcontento del tifo organizzato aveva riempito l’aria di un silenzio carico di tensione: la Curva, con un gesto netto e plateale, ha voltato le spalle alla società, abbandonando gli spalti in segno di protesta. Quella distanza fisica si è tradotta, in campo, in una prestazione nervosa, frammentata, incapace di sviluppare trame offensive degne di questo nome. L’undici di Allegri – lo stesso che pure aveva approcciato la gara con un certo slancio nei primissimi minuti – è parso troppo fragile per impensierire una squadra come l’Atalanta, che invece ha giocato con la cattiveria e l’ordine delle grandi occasioni. Il pubblico rimasto ha accompagnato il finale con un coro unanime di fischi, e nessuno, tra i giocatori, ha osato avvicinarsi alla Sud per chiedere scusa.
La Roma vince e aggancia: la bagarre per il quarto posto diventa un braccio di ferro
Se il Milan affonda, qualcuno inevitabilmente ne approfitta, e i risultati di questa trentaseiesima giornata consegnano un quadro in cui la Roma – vittoriosa nel proprio impegno – è riuscita ad agganciare i rossoneri in classifica. La bagarre per l’accesso alla prossima Champions League si riaccende così nelle sue pieghe più imprevedibili, con i giallorossi che ora condividono lo stesso punteggio del Diavolo. Restare fuori dalla massima competizione europea, per il Milan, non sarebbe soltanto una ferita sportiva: a San Siro lo sanno bene, perché una mancata qualificazione riscriverebbe i piani di mercato in termini drastici, condizionando ambizioni, investimenti e persino la tenuta di alcuni dei pezzi pregiati della rosa. Ai tifosi, intanto, non resta che assistere all’evaporazione di una stagione iniziata con ben altre promesse.




