La rimonta al cardiopalma del Parma e il tonfo del Milan accorciano la corsa europea
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Redazione Sport
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La trentaseiesima giornata di Serie A, quella che solitamente rappresenta il momento delle verità aritmetiche, ha invece rimesso in discussione quelle che sembravano gerarchie consolidate nella lotta per la Champions League. Da una parte il Parma, che ha ospitato una Roma capace di ribaltare un risultato che sembrava scritto, e dall’altra San Siro, teatro della sconfitta casalinga del Milan. I numeri, a questo punto del torneo, raccontano di una classifica che alla voce “quarto posto” presenta un perfetto pareggio: 67 punti per i rossoneri, 67 per i giallorossi. Una circostanza, questa, che trasforma le prossime due partite in una sorta di spareggio psicologico prima ancora che tecnico.
L’aritmetica non mente, ma regala solo un’idea parziale della posta in palio
Guardando la graduatoria, la Roma – nonostante le due lunghezze di ritardo dalla Juventus terza – può dormire sonni relativamente tranquilli per quanto riguarda una qualificazione generica alle coppe europee. Il margine di nove punti sull’Atalanta, settima, è un vantaggio tale da garantire matematicamente la partecipazione a una competizione internazionale per il prossimo anno. Tuttavia, il vero nodo della questione è un altro, ed è squisitamente qualitativo: chi dei due club, alla fine del ballo, si aggiuderà il biglietto d’ingresso per la massima competizione continentale, la Champions League? Per rispondere a questo interrogativo bisogna scendere nel dettaglio delle norme che regolano i casi di parità, un aspetto che a volte viene trascurato ma che in questo frangente diventa decisivo.
Quando i conti tornano e le differenze si annullano
Se la stagione regolare dovesse concludersi con Milan e Roma appaiati in quarta posizione, il regolamento della Lega Serie A (e non la differenza reti generale, come si potrebbe erroneamente pensare) stabilisce che a prevalere sia il criterio degli scontri diretti. Ed è qui che la bilancia pende nettamente dalla parte dei rossoneri. Il Milan, infatti, si è imposto per 1-0 tra le mura amiche nel match d’andata, mentre il ritorno all’Olimpico si è concluso con un sostanziale pareggio per 1. Un risultato, quest’ultimo, che fa comodo a Massimiliano Allegri e ai suoi ragazzi: in caso di perfetta parità di punteggio alla fine della trentottesima giornata, ad avere la meglio sarebbe proprio il Diavolo. Una beffa per la Roma di Gasperini, che vede quindi la qualificazione alla Champions passare non solo dai propri risultati, ma anche da un margine di vantaggio netto da costruire in queste ultime due uscite.
Novanta minuti che valgono un’intera stagione
Chi ha assistito alle gare di sabato capisce bene la differenza di slancio emotivo con cui le due squadre si approcceranno all’epilogo. Da un lato, la Roma di Gasperini ha mostrato un’anima resiliente al Tardini. Sotto 2-1 a pochi minuti dalla fine, ha trovato l’energia per ribaltare il Parma con le reti di Rensch e un calcio di rigore trasformato da Malen al 101′. Un risultato pesantissimo, arrivato con la sofferenza che caratterizza le grandi imprese. Dall’altro lato, il Milan ha offerto una delle prestazioni più opache della sua stagione nel posticipo contro l’Atalanta. La sconfitta per 2-3 in casa ha acceso i fischi dei tifosi di San Siro, non solo per il risultato ma per l’atteggiamento mostrato dai giocatori. Due facce della stessa medaglia, due modi opposti di vivere la pressione. La differenza, ora, è tutta nelle gambe e nella testa, con la consapevolezza che per i giallorossi serve vincere entrambe le partite e sperare in un passo falso dei rivali, mentre per i rossoneri basterebbe gestire il vantaggio psicologico degli scontri diretti, a patto di non inciampare nuovamente.




