Umbria, donna aggredita a martellate sul bus dall’ex marito
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Redazione Interno
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Il primo pomeriggio di ieri, lungo la tratta che costeggia la piccola frazione di Santa Lucia nel comune ternano di Stroncone, la quiete provinciale è stata squarciata da un atto di violenza consumato a bordo di un autobus di linea. Una donna di 44 anni, originaria del Marocco e residente nella zona dove lavora come badante, è stata colpita ripetutamente alla testa con un martello dall’ex marito, un uomo di 42 anni anch’egli marocchino. L’aggressione, avvenuta in pieno giorno davanti ad altri passeggeri – sebbene non siano stati resi noti i dettagli sulla loro reazione immediata – ha costretto i sanitari a richiedere l’intervento dell’elisoccorso. La vittima, trasportata d’urgenza all’ospedale di Terni, si trova attualmente ricoverata in rianimazione e, secondo quanto riferito dalle fonti ospedaliere, versa ancora in pericolo di vita.
Una fuga a piedi e un’identificazione già avvenuta
L’ex marito, dopo aver scagliato i colpi mortali, è riuscito ad allontanarsi a piedi dalla scena dell’aggressione, disperdendosi tra le strade della frazione o nelle campagne circostanti. Le forze dell’ordine, che hanno avviato immediatamente le ricerche, ne hanno già ufficialmente identificato il nome e le generalità: si tratta di M.E.M., il 42enne che già lo scorso aprile era stato arrestato dai carabinieri della Sezione radiomobile della Compagnia di Terni. Quell’arresto – avvenuto nella notte fra il 1° e il 2 aprile – era scattato per maltrattamenti e lesioni personali ai danni della stessa donna, la quale, nonostante i precedenti, aveva proseguito la propria vita lavorativa e personale nell’indifferenza generale della piccola comunità locale.
Un matrimonio alle spalle e una separazione consumata a distanza
Il legame tra i due, ufficializzato in Marocco, aveva già mostrato crepe profonde: entrambi avevano figli da precedenti relazioni e la convivenza, a un certo punto, si era interrotta. L’uomo, dopo la separazione, si era trasferito a Trieste per motivi di lavoro, mentre la donna era rimasta in Umbria a svolgere la propria attività di assistenza. Non è chiaro se i contatti tra loro fossero del tutto cessati o se vi fossero state recenti tensioni riconducibili alla relazione finita. Quel che emerge dagli atti giudiziari relativi all’arresto di aprile è un quadro di ripetute prevaricazioni fisiche e psicologiche, per le quali M.E.M. era stato sottoposto a misure restrittive poi, evidentemente, non ritenute sufficienti a scongiurare l’escalation finale.
L’inchiesta in corso e le ricerche senza sosta
I carabinieri non hanno ancora tratto in arresto il fuggitivo, nonostante le perlustrazioni serrate nelle zone limitrofe a Santa Lucia e lungo le direttrici che da Stroncone conducono verso Terni o verso i confini regionali. La Procura ha aperto un fascicolo per tentato omicidio, con l’aggravante dei precedenti maltrattamenti e della premeditazione – quest’ultima desumibile dall’arma utilizzata, un martello, non certo un oggetto di uso quotidiano trasportato casualmente su un autobus. Gli inquirenti stanno ora acquisendo le registrazioni delle telecamere di sicurezza pubbliche e private, nella speranza di ricostruire il percorso di fuga dell’uomo. La situazione della donna rimane critica: i medici dell’ospedale ternano hanno riservato la prognosi, limitandosi a comunicare che le lesioni craniche riportate sono di eccezionale gravità.




