Umbria, aggredita a martellate sul bus dall’ex marito: lui in fuga, il braccialetto elettronico non ha fermato la furia
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Redazione Interno
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Nel primo pomeriggio di ieri, lungo la tratta che costeggia la piccola frazione di Santa Lucia, nel comune ternano di Stroncone, un autobus di linea si è trasformato in una trappola mortale. A bordo c’era lei, una donna di 44 anni, originaria del Marocco e residente in zona dove lavora come badante, mentre lui – l’ex marito, un uomo di 43 anni anch’egli marocchino – è salito con un martello nascosto tra le sue cose. I due, sposati nel paese d’origine e con figli avuti da precedenti relazioni, si erano lasciati da tempo; lui si era trasferito a Trieste per lavoro, lontano da quel legame che pure la giustizia italiana aveva tentato di blindare con misure cautelari. E invece, nell’indifferenza del pomeriggio e di pochi altri passeggeri, l’uomo l’ha prima colpita con le mani, e poi ha sfogato il resto della propria violenza sul volto e sul cranio della vittima, usando il martello come unica, spietata risposta.
Rianimazione e ricerche senza sosta
La donna, trasportata d’urgenza all’ospedale di Terni, lotta ancora tra la vita e la morte: il ricovero in rianimazione testimonia la gravità dei colpi ricevuti, fratture craniche ed ematomi che tengono i medici in stato di allerta. L’aggressore, identificato senza ombra di dubbio come il responsabile, è riuscito però a dileguarsi a piedi subito dopo l’aggressione, approfittando della confusione e della fermata dell’autobus. Da allora le forze dell’ordine hanno setacciato la zona senza esito: l’uomo, operaio di professione, sembra essersi volatilizzato nelle campagne attorno a Stroncone, alimentando un’ansia diffusa tra i residenti di un territorio solitamente tranquillo. Nessun testimone – tra gli altri viaggiatori scesi in fretta o rimasti impietriti – ha potuto fornire particolari sufficienti per un’immediata cattura.
Il braccialetto elettronico che non ha protetto
Proprio quella misura che avrebbe dovuto garantire una distanza di sicurezza era stata disposta dal giudice di Terni nell’udienza del 2 aprile: convalidato l’arresto, il magistrato aveva ordinato l’allontanamento dalla casa familiare e il divieto di avvicinamento alla moglie, imponendo l’applicazione del braccialetto elettronico. Eppure – ed è questo il nodo che ora pesa sulle indagini – quel dispositivo non è servito a prevenire l’irruzione della furia omicida. L’uomo, salito sullo stesso bus su cui viaggiava la moglie di ritorno dal lavoro, ha potuto avvicinarsi senza alcun allarme scattato, colpendola ripetutamente; prima di fuggire, si è strappato il braccialetto dal polso, come a sancire l’inutilità di una tecnologia che troppo spesso viene presentata come risolutiva. Un dettaglio, questo, che gli inquirenti stanno vagliando con attenzione, verificando se il dispositivo abbia effettivamente funzionato fino all’istante dell’aggressione o se vi siano state anomalie nella segnalazione.
Un matrimonio finito, una fuga ancora aperta
La coppia, che si era sposata in Marocco prima del trasferimento in Italia, conduceva ormai vite separate; lui a Trieste, lei in Umbria, con i figli di precedenti unioni a fare da sfondo a una relazione ormai solo formale. Ma la separazione, evidentemente, non aveva interrotto il filo tossico del controllo o della gelosia, come lascia intendere la scelta di risalire su quel mezzo pubblico proprio nel momento del rientro della donna. L’assenza di un movente chiaro – i pm non hanno ancora formalizzato alcuna ipotesi oltre a quella di tentato omicidio – non impedisce di leggere nell’accaduto una cronaca purtroppo nota: l’ennesimo episodio in cui un provvedimento restrittivo si rivela carta straccia di fronte alla determinazione di chi non accetta la fine di un rapporto. Le ricerche continuano senza tregua, con pattuglie in borghese e controlli nelle stazioni, ma al momento l’ex marito resta un’ombra, libera di muoversi chissà dove, mentre la moglie lotta per sopravvivere in una stanza d’ospedale.




