Il caso Minetti, l’adozione contestata e il giallo della madre biologica: l’Interpol cerca le risposte che mancano

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La vicenda giudiziaria che avvolge l’adozione internazionale da parte di Nicole Minetti e del compagno Giuseppe Cipriani – un caso che, partito dalle aule di tribunale dell’Uruguay, è esploso nel dibattito italiano solo dopo la concessione della grazia presidenziale – assume i contorni di un puzzle investigativo sempre più complesso, dove ogni tessera solleva nuovi interrogativi senza offrire, per ora, soluzioni definitive. A distanza di mesi dal via libera dell’Istituto Nazionale per l'Infanzia e l'Adolescenza (Inau), che preferì la coppia italiana a un’altra famiglia in lista d’attesa -1-8, la documentazione ufficiale continua a mostrare crepe inquietanti, tanto da richiedere l’intervento diretto dell’Interpol per fugare i dubbi sulla regolarità dell’intera procedura.

La figura chiave scomparsa e quell’avvocata che disse “sì”

Uno degli elementi più oscuri, che emerge dalla lettura degli atti e che ha spinto le procure a muoversi con urgenza, riguarda la sparizione della madre biologica del minore, una donna residente in Uruguay, dichiarata ufficialmente scomparsa ormai da settimane. La sua assenza, nei fatti, impedisce di chiarire definitivamente la natura dell’abbandono del bambino, che le prime richieste di clemenza descrivevano come totale e necessario per garantire le cure al piccolo. Pare, invece, che la famiglia d’origine, seppur in condizioni disagiate (con il padre detenuto e la madre in grave difficoltà economica), non fosse stata formalmente allontanata in via definitiva se non dopo una battaglia legale. A rendere il quadro ancora più drammatico, si inserisce la sorte della legale che rappresentava i diritti della famiglia biologica: un’avvocata d’ufficio che, pur avendo dichiarato in udienza l’esistenza di «elementi processuali e sostanziali sufficienti» per accogliere l’adozione, è oggi morta in circostanze tragiche; il suo – insieme a quello del marito – fu rinvenuto carbonizzato all’interno della propria abitazione, un incidente domestico dovuto a una stufa secondo le prime sommarie informazioni, ma che la magistratura locale, alla luce delle nuove inchieste, sta vagliando con rinnovato scrupolo.

La scelta dell’Inau e la coppia “esclusa”

Oltre il confine sudamericano, la stampa uruguaiana ha ricostruito un retroscena che getta ombre sul lavoro dell’ente preposto alle adozioni. L’Inau, dopo un lungo confronto interno, esclusivamente basato sulle dichiarazioni della coppia e su una valutazione sommaria dei precedenti penali, decise che la sistemazione migliore per il minore fosse quella con Minetti e Cipriani, nonostante una seconda coppia – i cui componenti erano entrambi incensurati – fosse pronta ad accogliere il bambino. Quest’ultima avrebbe infatti avuto contatti prolungati con il piccolo, tanto da aver avviato le pratiche di preadozione ben prima che l’istituto cambiasse rotta; una scelta, quest’ultima, che ha alimentato le polemiche sul criterio di selezione delle famiglie affidatarie. Secondo fonti raccolte dalla magistratura italiana, la stessa Nicole Minetti sarebbe riuscita a convincere l’ufficio di Montevideo che le sue condanne – per favoreggiamento della prostituzione e peculato – non avessero analogo disvalore nell’ordinamento uruguaiano.

L’intervento dell’Interpol e gli accertamenti in corso

Di fronte a queste contraddizioni, la Procura Generale di Milano, che aveva inizialmente fornito parere favorevole alla grazia rilevando una «radicale presa di distanza dal passato deviante», ha dovuto fare marcia indietro, avviando una serie di verifiche supplementari delegate all’Interpol. Gli inquirenti stanno ora scandagliando non solo i registri di frontiera per verificare gli spostamenti della coppia – che avrebbe portato il minore negli Stati Uniti per cure specialistiche ancor prima che l’adozione fosse perfezionata – ma anche la vita pubblica e privata di Minetti; nello specifico, si stanno analizzando le sue frequentazioni a Ibiza e nella tenuta di La Barra, in Uruguay, di proprietà di Cipriani, descritta da alcuni media come un luogo di feste e alta finanza che nulla aveva a che vedere con la vita ritirata e familiare prospettata nella richiesta di clemenza.

Le reazioni d’Oltreoceano e la rimozione del vertice Inau

A certicare la tensione sul sistema di adozioni uruguaiano è infine un fatto politico-amministrativo consumato nei giorni scorsi: il responsabile dell’Inau è stato sollevato dall’incarico. La motivazione ufficiale parlerebbe di «squilibri e decisioni errate» adottate durante diversi processi di affidamento, un’ammissione implicita di disfunzioni sistemiche che potrebbero aver favorito l’iter della coppia italiana. Sebbene non esista ancora un collegamento formale tra il licenziamento e il caso specifico Minetti-Cipriani, la coincidenza temporale ha rafforzato la convinzione dei magistrati italiani che solo un’indagine a tutto campo, condotta attraverso i canali internazionali, potrà stabilire se alla base dell’adozione vi fosse un consenso genuino o una procedura viziata da omissioni e informazioni parziali.

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