Piano Casa, dalle Regioni almeno un quarto dei fondi. In Campania 232 milioni
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Redazione Economia
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Arriverà dalle Regioni non meno del venticinque per cento delle risorse necessarie a finanziare il Piano Casa, l’operazione da quattro miliardi di euro varata dal governo per realizzare centomila alloggi a prezzi accessibili. Una quota significativa, la quale – come emerso dall’accordo Stato-Regioni sulla riprogrammazione dei fondi europei, siglato a Roma poche settimane fa – ammonta già a circa un miliardo, cifra a cui si deve aggiungere il cofinanziamento nazionale. Si delinea, in tal modo, un quadro finanziario più definito per un intervento che punta a dare una risposta concreta alla domanda abitativa, mentre il settore delle costruzioni si prepara alla fine del ciclo del Pnrr.
Il cambio di passo necessario dopo il Pnrr
Proprio la conclusione del Piano nazionale di ripresa e resilienza impone, secondo gli analisti, una trasformazione profonda dell’intero comparto edilizio, il quale dovrà necessariamente trovare un nuovo modello di crescita. Dopo la fase straordinaria degli investimenti europei, che ha fornito una potente iniezione di liquidità, si rende ormai indispensabile un approccio diverso, fondato su strumenti come il partenariato pubblico-privato, capaci di garantire continuità e sostenibilità agli interventi infrastrutturali e di edilizia residenziale. Un passaggio cruciale, questo, che molti paragonano a una sorta di selezione naturale per le imprese, chiamate ad adattarsi a un contesto mutato.
La solidità del settore e l'allerta per il futuro
Il sistema delle costruzioni giunge all’ultima fase del Pnrr mostrando, complessivamente, una solidità economico-finanziaria maggiore rispetto al passato. I bilanci appaiono più robusti, le strutture patrimoniali si sono rafforzate e i livelli di redditività hanno raggiunto picchi che non si registravano da anni. È questo il dato principale che emerge dall’Osservatorio congiunturale dell’Ance, presentato a Roma, il quale fotografa un’industria radicalmente diversa da quella uscita provata dalla lunga crisi compresa tra il 2008 e il 2019. Tale condizione di forza, tuttavia, non deve trarre in inganno: gli esperti, infatti, lanciano un chiaro allarme riguardo ai rischi che potrebbero materializzarsi nel periodo successivo al Pnrr, quando il sostegno pubblico straordinario verrà meno.
Le richieste dei costruttori per non perdere lo slancio
In tale scenario, le istanze avanzate dall’Associazione nazionale costruttori edili si concentrano su due obiettivi precisi: dare piena e rapida attuazione al Piano Casa, rendendo al contempo strutturale il modello organizzativo sperimentato con il Pnrr. Le previsioni per il 2026, del resto, indicano per gli investimenti nel settore un incremento del 5,6 per cento, dopo la lieve flessione stimata per l’anno precedente. Una ripresa che, però, rischia di essere effimera senza una chiara strategia di medio-lungo periodo, la quale non può prescindere – come ripetono gli operatori – da una programmazione certa e da un rapporto continuativo tra pubblico e privato. Su questo punto, l’associazione insiste affinché si evitino vuoti progettuali che potrebbero frenare un ciclo finalmente tornato positivo.




