Gaza, la Croce Rossa denuncia l’uccisione di otto paramedici: "Seppelliti con le ambulanze"
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Redazione Esteri
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Otto soccorritori della Mezzaluna Rossa Palestinese sono stati uccisi il 23 marzo scorso nel sud della Striscia di Gaza, in un attacco che ha colpito un convoglio di ambulanze chiaramente identificabili, nonostante i segni distintivi e le sirene in funzione. Lo ha denunciato la Croce Rossa Internazionale, sottolineando come i corpi dei paramedici siano stati rinvenuti insieme ai mezzi, parzialmente sepolti sotto la sabbia.
Alessia Borzacchiello, delegata della Croce Rossa Italiana in Medio Oriente, ha definito l’episodio "sconvolgente", ricordando che i soccorritori uccisi si aggiungono a una lunga lista di vittime tra il personale sanitario. "Erano sul posto per evacuare i feriti dopo un bombardamento – ha spiegato – quando un secondo gruppo di ambulanze è stato centrato da colpi diretti". Le dinamiche dell’attacco restano da chiarire, ma l’episodio rientra in un contesto in cui, secondo fonti locali, almeno una quarantina di operatori sanitari hanno perso la vita dall’inizio del conflitto.
Tra le vittime c’è anche Rifaat Radwan, giovane medico la cui storia ha commosso molti. Sua madre, Umm Rifaat, ha raccontato di aver appreso la notizia ascoltando un telegiornale, mentre cercava disperatamente notizie sul figlio. "Non ho chiuso occhio – ha detto – sapevo che quattro ambulanze erano scomparse e che le comunicazioni si erano interrotte".
Un altro paramedico, Refaat Radwan, 23 anni, prima di morire ha inviato un messaggio straziante alla madre Zahra: "Perdonami, mamma, per il peccato che ho commesso: aiutare gli altri". Le sue parole, diffuse sui social, hanno riacceso il dibattito sulle condizioni in cui operano i soccorsi a Gaza, dove gli ospedali sono spesso presi di mira e le squadre di emergenza lavorano sotto costante minaccia.




