Gaza, Msf denuncia l’uccisione di un operatore: "Preso di mira mentre aspettava gli aiuti"
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Redazione Esteri
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L’organizzazione Medici Senza Frontiere ha reso noto che Abdullah Hammad, collaboratore fino al 30 giugno scorso, è stato ucciso il 3 luglio dalle forze israeliane a Gaza. Secondo la ricostruzione dell’ong, l’uomo si trovava tra un gruppo di persone in attesa dei camion con gli aiuti quando i militari avrebbero aperto il fuoco senza preavviso. "Si tratta del dodicesimo nostro operatore ucciso dall’inizio del conflitto", si legge nella nota, che accusa esplicitamente l’esercito israeliano di aver deliberatamente preso di mira civili inermi.
La tragedia si inserisce in un contesto già segnato da violenze ricorrenti durante le distribuzioni di generi di prima necessità. A est di Khan Younis, Nidaa Al-Farra racconta di come suo figlio Eyad, diciannovenne, sia stato ucciso mentre cercava farina in un centro gestito da organizzazioni umanitarie. "Gli hanno detto di avvicinarsi per ricevere gli aiuti, e poi gli hanno sparato", ha dichiarato la donna dal centro medico Nasser, dove continuano ad affluire feriti e vittime.
L’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani (OHCHR), pur non avendo ancora attribuito responsabilità definitive, ha sottolineato come i soldati israeliani abbiano ripetutamente aperto il fuoco contro palestinesi in fila per ricevere cibo e medicine. Ravina Shamdasani, portavoce dell’agenzia, ha precisato che non è ancora possibile stabilire quanti dei oltre 600 morti negli scontri legati agli aiuti siano deceduti direttamente nei pressi dei convogli o in altre circostanze. Resta il fatto che le operazioni di soccorso, già rese difficili dall’assedio e dalla carenza di risorse, si svolgono in un clima di costante pericolo.




