Kiev, s’allarga la crisi di governo: il ministro dei droni Fedorov verso l’addio
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Redazione Esteri
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Non una sola bolla di potere, a quanto pare, sta per scoppiare a Kiev nel cuore della Rada, il Parlamento ucraino, da quando Volodymyr Zelensky ha annunciato il rimpasto di governo che si sta concretizzando in queste ore. Alle dimissioni della premier Yulia Svyrydenko, destinata a occupare il posto di ambasciatrice negli Stati Uniti dopo essere stata richiamata in patria, si affianca ora un'uscita di scena che appare ancora più significativa per le implicazioni politiche e militari che porta con sé: quella di Mykhailo Fedorov.
Il ministro della Trasformazione Digitale, diventato poi figura chiave anche nel settore della Difesa per la gestione dei droni e della digitalizzazione bellica, sarebbe infatti prossimo a lasciare l'incarico, in quello che molti osservatori locali descrivono come un vero e proprio azzeramento delle figure più visibili dell'esecutivo.
L'ipotesi delle dimissioni di Fedorov non è circolata nei corridoi istituzionali per ragioni legate a presunti fallimenti o criticità operative nella gestione del conflitto contro la Russia.
Al contrario, a far scattare l'allarme e a generare un acceso dibattito tra gli analisti politici è la constatazione, per certi versi paradossale, che il giovane ministro potrebbe aver pagato proprio il prezzo del suo eccessivo successo e della sua crescente popolarità.
A sintetizzare il paradosso di questa fase politica è stato Serhiy Fursa, banchiere d'investimento ucraino nonché voce influente nel dibattito economico di Kiev, il quale ha osservato come Fedorov abbia commesso l'errore di diventare troppo popolare, aggiungendo che il ministro appare estremamente efficace e, come se non bastasse, ha deciso di non tollerare la corruzione. Il punto, insomma, non è che abbia fallito, ma che ha funzionato fin troppo bene, finendo con l'oscurare, forse involontariamente, le altre figure del governo e dello stesso ufficio presidenziale.
Il ministro della modernizzazione e il rebus politico
Mykhailo Fedorov, classe 1991, rappresenta da anni il volto più netto e riconoscibile della modernizzazione ucraina, quel tentativo di proiettare il Paese nel futuro nonostante le macerie della guerra. Prima alla Trasformazione digitale, poi con un ruolo sempre più centrale nella catena di comando della Difesa, Fedorov è diventato l'uomo dei droni, della digitalizzazione delle procedure statali, dei rapporti privilegiati con la Silicon Valley e di quel linguaggio da start-up che ha cercato di infilare dentro uno Stato in guerra, cambiandone l'immagine all'estero.
La sua gestione del progetto "Army of Drones" (l'esercito di droni) lo ha reso celebre non solo in patria, ma anche tra gli alleati occidentali, che hanno visto in lui il simbolo di un'Ucraina innovativa e reattiva, capace di adattare le tecnologie civili al campo di battaglia.
La sua eventuale uscita di scena, pertanto, solleva interrogativi complessi sulla direzione che Zelensky intende imprimere al suo esecutivo, in un momento in cui il sostegno internazionale resta fondamentale ma deve fare i conti con le crescenti pressioni interne per una maggiore trasparenza e una lotta più dura alla corruzione.
Le dinamiche che stanno portando a questo rimpasto si intrecciano, inevitabilmente, con le turbolenze politiche e giudiziarie che hanno scosso l'ambiente presidenziale nei mesi scorsi. Sebbene non siano state fornite motivazioni ufficiali per le dimissioni di Svyrydenko e per il possibile addio di Fedorov, gli analisti ritengono difficile non supporre che si tratti di una delle conseguenze della definitiva caduta politica e giudiziaria di Andriy Yermak.
Questi, ex-braccio destro di Zelensky e figura di spicco della presidenza, è stato arrestato due mesi fa con accuse di riciclaggio, e a lui risultava molto legata la premier uscente Svyrydenko, tant'è che alcuni membri del suo gabinetto vennero travolti dalle stesse vicende legali.
In questo contesto, la rimozione di Fedorov, che pure non è stato direttamente coinvolto in quegli scandali, potrebbe essere letta come un tentativo del presidente di ricompattare il suo staff, eliminando quelle personalità che, per eccesso di visibilità o per autonomia di giudizio, rischiano di diventare un contraltare al suo potere.
Il fronte esterno e le scadenze europee
Mentre il presidente ucraino rinsalda i rapporti con gli alleati europei più "volenterosi" in quel di Parigi, in patria si consuma quindi una partita delicata che va ben oltre il semplice avvicendamento di poltrone. La corrispondente di Euronews Sasha Vakulina, presente a Kiev per seguire gli sviluppi di questa crisi di governo, ha sottolineato come il reset voluto da Zelensky si inserisca in un contesto di scadenze strategiche per il Paese.
Da un lato, c'è la necessità di rafforzare la difesa aerea mentre si intensificano gli attacchi russi su infrastrutture critiche e centri urbani; dall'altro, l'Ucraina è chiamata a dimostrare progressi concreti nel processo di adesione all'Unione Europea, un percorso che richiede riforme strutturali e una maggiore trasparenza nella gestione della cosa pubblica.
La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, proprio in questi giorni, si prepara ad annunciare un nuovo pacchetto di sostegno per l'Ucraina, che comprenderà nuovi finanziamenti, l'aggiornamento dei progressi per l'adesione e un nuovo accordo sulla produzione di droni, settore in cui Fedorov è stato fino a oggi l'interlocutore principale delle istituzioni comunitarie.
La coincidenza temporale tra il rimpasto e l'arrivo di von der Leyen a Kiev non è certamente casuale, e suggerisce che Zelensky stia cercando di presentare un esecutivo rinnovato proprio nel momento in cui l'attenzione europea è massima. Tuttavia, il cambio della guardia al ministero della Trasformazione Digitale rischia di creare un vuoto di competenze e di relazioni internazionali in un settore nevralgico per la resistenza ucraina.
La gestione dei droni, che ha assunto un'importanza tattica e strategica paragonabile a quella dell'artiglieria pesante, richiede continuità e una profonda conoscenza delle dinamiche con i fornitori occidentali di tecnologia e componentistica. L'addio di Fedorov, se confermato, potrebbe quindi rallentare alcuni programmi di approvvigionamento e sviluppo, proprio mentre la Russia intensifica la sua offensiva tecnologica sul fronte delle contromisure elettroniche e dei sistemi anti-drone.
Il peso della guerra e le pressioni interne
La decisione di procedere a un rimpasto di governo, peraltro, non giunge in un momento di stabilità militare, ma in una fase in cui le forze armate ucraine sono sottoposte a una pressione crescente lungo l'intero fronte orientale. La gestione delle risorse, la trasparenza negli appalti militari e la fiducia tra comando politico e alto comando militare sono temi che tornano ciclicamente al centro del dibattito pubblico, alimentando le critiche dell'opposizione e di alcuni settori della società civile.
In questo quadro, la figura di Fedorov era spesso citata come esempio virtuoso di come si possa coniugare innovazione e burocrazia di guerra, e la sua rimozione viene interpretata da più parti come un segnale di chiusura verso quelle istanze di rinnovamento che avevano trovato in lui un punto di riferimento.
La sua popolarità, costruita anche attraverso una comunicazione social diretta e giovane, era diventata un'arma a doppio taglio: da un lato, utile per raccogliere fondi e attirare l'attenzione internazionale sui programmi tecnologici ucraini; dall'altro, potenzialmente destabilizzante per un sistema politico che, come molti osservatori sottolineano, mal tollera personalismi che non rispondono direttamente all'orbita presidenziale.
Le prossime ore saranno decisive per capire se la presunta uscita di Fedorov sarà seguita da altre dimissioni eccellenti, e se il rimpasto annunciato da Zelensky sarà limitato a un ricambio di alcune figure apicali o se prefigurerà un più ampio ridisegno dei ruoli e delle responsabilità all'interno del governo.
Quel che è certo è che il presidente ucraino, nel gestire questa transizione politica, dovrà bilanciare le esigenze di controllo interno con la necessità di mantenere alta la fiducia degli alleati occidentali, i quali guardano con attenzione alla stabilità istituzionale di Kiev e alla capacità di portare avanti le riforme necessarie per l'integrazione europea.
La scelta di chi sostituirà Fedorov alla Trasformazione Digitale e alla guida dei programmi sui droni sarà un indicatore prezioso per comprendere se l'Ucraina intenda proseguire sulla strada dell'innovazione tecnologica in guerra o se, invece, si appresti a una fase di consolidamento politico che potrebbe sacrificare alcune delle sue anime più sperimentali sull'altare della compattezza del potere centrale.
Sullo sfondo, resta aperta la partita giudiziaria che ha coinvolto l'ex capo dell'ufficio presidenziale Yermak, e che ha gettato un'ombra lunga sulla credibilità dell'intero apparato di governo. La premier Svyrydenko, legata a doppio filo a Yermak, ha già annunciato le dimissioni, e ora tocca a Fedorov, il quale, nonostante non sia stato toccato dalle inchieste, subisce le conseguenze di un clima politico in cui l'associazione con la vecchia guardia diventa un peso difficile da scrollarsi.
La domanda che molti si pongono, mentre Kiev attende l'arrivo di von der Leyen e l'annuncio dei nuovi aiuti europei, è se questo rimpasto rappresenti una sterzata autoritaria o un tentativo, per quanto tardivo, di ripulire l'immagine dell'esecutivo in vista delle scadenze internazionali e delle prossime sfide sul campo.




