Il nuovo ponte sull’Arno tra la memoria di una strage e la sfida dei cantieri
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Redazione Interno
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Centinaia di fiorentini, e non erano solo i residenti dei quartieri di Gavinana o Bellariva, hanno gremito l’altro ieri le spallette del ponte da Verrazzano e gli argini del lungarno Colombo per assistere a un evento che in città non si ripeteva da quarantacinque anni: il varo dell’impalcato di un nuovo ponte sull’Arno. Un’atmosfera di festa, raccontano i cronisti presenti, con i più giovani intenti a riprendere tutto col telefonino e i meno giovani, quelli che già avevano visto nascere il ponte da Verrazzano e, prima ancora, quello di Varlungo, sorridenti nel commentare quella che la sindaca Sara Funaro ha definito «una giornata storica». L’operazione, complessa e affascinante nello stesso tempo, ha visto il posizionamento di centoquaranta metri di impalcato sulla pila centrale costruita nell’alveo del fiume, una struttura che nei prossimi mesi, una volta ancorata l’ultima porzione di una ventina di metri, diventerà l’undicesimo ponte della città, destinato a collegare stabilmente le due rive all’altezza del parco dell’Anconella.
L’entusiasmo popolare, però, si scontra con la concretezza dei cronoprogrammi e con le inevitabili ripercussioni sulla viabilità che un’opera di questa portata comporta. L’obiettivo dichiarato da Palazzo Vecchio è quello di aprire il nuovo collegamento al traffico veicolare entro giugno, anche se fonti tecniche non escludono un’accelerazione che potrebbe portare al via libera già nel mese di maggio, seppur inizialmente con una sola corsia per senso di marcia per consentire il completamento delle rifiniture. Ma è sul vicino ponte da Verrazzano che si concentrano le maggiori incognite: l’infrastruttura, realizzata nei primi anni Settanta, dovrà essere sottoposta a un massiccio intervento di rinforzo strutturale per poter accogliere, al termine dei lavori, i binari della linea tranviaria che condurrà a Bagno a Ripoli. Solo dopo che il nuovo ponte avrà assorbito il traffico oggi in carico al Verrazzano, potranno partire i cantieri su quest’ultimo, con la previsione di concludere l’intervento entro l’autunno, una scadenza che appare tutt'altro che semplice da rispettare data la mole degli interventi previsti, che vanno dallo spostamento dei sottoservizi alla posa della sede tranviaria.
Un sondaggio popolare per un nome tutto al femminile
Mentre gli ingegneri ragionano su pesi, carichi e tempistiche, la città è chiamata a un’altra scelta, di natura ben diversa ma dal profondo valore simbolico: l’intitolazione del nuovo ponte. La sindaca Funaro ha voluto che fosse la voce dei fiorentini a decidere, lanciando un sondaggio sui canali social del Comune con quattro proposte, tutte declinate al femminile, quasi a voler equilibrare una toponomastica cittadina ancora largamente dominata da figure maschili. E la risposta è stata straordinaria, con quasi diecimila voti raccolti in pochi giorni, a testimoniare un interesse che travalica la semplice curiosità urbanistica per toccare le corde più profonde dell’identità civica.
In testa, con un margine netto sulle altre candidate, ci sono loro: Caterina e Nadia Nencioni. La prima aveva appena cinquanta giorni di vita, la seconda nove anni quando, nella notte tra il 26 e il 27 maggio del 1993, un’autobomba imbottita di tritolo squarciò la quiete di via dei Georgofili, uccidendo loro, i genitori Angela Fiume e Fabrizio Nencioni, e il giovane studente Dario Capolicchio. Un tributo di sangue che la mafia volle lasciare nel cuore del Rinascimento, ferendo non solo la città ma l’intero Paese. Che il nome delle due bambine, simbolo di un’innocenza spezzata dalla violenza stragista, sia al momento il più gettonato, con oltre il trentacinque per cento delle preferenze, la dice lunga su come la memoria di quei fatti sia ancora radicata e pulsante, ben oltre le cerimonie ufficiali del trentatreesimo anniversario che cadrà tra pochi mesi.
La memoria come bussola e il confronto con la storia
A contendersi l’intitolazione con le piccole vittime della strage ci sono figure che hanno segnato pagine diverse, ma ugualmente profonde, del Novecento italiano. Poco distante, intorno al trenta per cento, si piazza Gilda Larocca, partigiana, arrestata e torturata a Villa Triste durante l’occupazione nazifascista, poi deportata: un simbolo della Resistenza e della lotta per la libertà che evidentemente parla ancora a molti fiorentini. Segue, con oltre il venticinque per cento, il premio Nobel Rita Levi Montalcini, scienziata di fama mondiale e senatrice a vita, mentre più staccata, sotto il dieci per cento, rimane Tina Anselmi, prima donna a ricoprire la carica di ministro nella Repubblica Italiana.
L’amministrazione comunale, attraverso le parole della sindaca Funaro, ha voluto sottolineare come questo sondaggio rappresenti un momento di partecipazione autentica, un’occasione per scegliere insieme un nome che non sia solo una targa, ma un pezzo di identità collettiva da consegnare al futuro. Il fatto che le due bambine uccise dalla mafia siano in testa, spiega Funaro, dimostra come «il loro ricordo sia ancora vivo nel cuore dei fiorentini» e come la città consideri la loro storia parte integrante del proprio patrimonio civile e morale, un monito costante contro l’oblio e l’indifferenza.
I tempi della politica e l’attesa per il verdetto popolare
Mentre il sondaggio resta aperto ancora per qualche giorno, per permettere a chi non l’avesse ancora fatto di esprimere la propria preferenza tra le quattro candidate, i lavori sul nuovo ponte proseguono secondo il programma. L’operazione più spettacolare, il varo del grande impalcato, è stata completata con successo, ma ora si entra nella fase più minuziosa e meno visibile, quella delle saldature, dei collaudi e delle finiture. Per i tecnici è una corsa contro il tempo per rispettare la finestra di apertura fissata per l’inizio dell’estate, un traguardo che consentirebbe finalmente di deviare il traffico e di liberare il cantiere sul ponte da Verrazzano, dove la vera sfida – quella del consolidamento e dell’adeguamento ai binari del tram – dovrà ancora cominciare. I fiorentini, intanto, hanno dato prova di voler esserci, sia con la presenza fisica sugli argini a immortalare un momento storico, sia con il voto virtuale per scegliere a quale figura intitolare questo pezzo di città nuova. Una doppia partecipazione che, al di là delle inevitabili polemiche sui disagi che i cantieri comportano, racconta di un tessuto urbano vivo, pronto a guardare avanti senza però dimenticare da dove viene e, soprattutto, chi ha contribuito a renderlo quello che è.




