Sparatoria a Corigliano Rossano, fermato il presunto responsabile dell’agguato al ristorante

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un’indagine condotta senza soluzione di continuità, quella coordinata dalla Procura della Repubblica di Castrovillari, ha portato in poche ore a un significativo passo avanti nelle indagini relative al grave episodio di sangue che si è verificato intorno alle tredici di ieri, quattordici marzo, nell’area urbana di Rossano Scalo, dove un uomo di sessantotto anni, Salvatore Morfò, è rimasto seriamente ferito in un agguato a colpi di pistola consumatosi all’esterno di un ristorante. I militari dell’Arma, dopo aver avviato serrate ricerche che si sono protratte per tutta la serata, hanno sottoposto a fermo un uomo di quarantun anni, già noto alle forze dell’ordine, ritenuto dagli inquirenti il presunto autore materiale di quegli spari che hanno squarciato la quiete pubblica. L’indiziato, un pregiudicato del posto, è stato rintracciato dai carabinieri del Reparto Territoriale all’interno della sua abitazione nel centro di Rossano, dove secondo quanto ricostruito dagli investigatori si era barricato per circa tre ore, un lasso di tempo durante il quale si ritiene fosse ancora in possesso dell’arma, poi recuperata nel corso della perquisizione domiciliare che ne è seguita.

Le modalità esecutive del gesto, così come emergono dalla ricostruzione fornita dagli stessi inquirenti e coordinata dal procuratore capo Alessandro D’Alessio, delineano una dinamica precisa e inquietante, caratterizzata dalla rapidità e dalla determinazione. La vittima, un sessantottenne la cui figura è da anni al centro dell’attenzione giudiziaria e che gli stessi investigatori ritengono prossima ad ambienti della criminalità organizzata della Sibaritide, si trovava all’interno del locale di via Pietro Romano quando, verosimilmente attirato all’esterno con un pretesto, è stato affrontato dal suo aggressore. Dopo un breve e concitato scambio, forse interpretato come un tentativo di chiarimento, l’uomo ha fatto fuoco, esplodendo due colpi di pistola che hanno raggiunto Morfò all’addome, una zona del, come si sa, particolarmente vulnerabile per la presenza di organi vitali; un particolare, questo, che unito alla scelta dell’orario e del luogo, affollato e centrale, lascia intendere la volontà di colpire in modo duro e visibile.

L’azione repressiva e investigativa dei carabinieri, che hanno lavorato in stretto contatto con la magistratura inquirente, si è mossa su più direttrici sin dai primi momenti successivi alla sparatoria. Sul luogo dell’agguato sono intervenuti prontamente gli specialisti per i rilievi tecnici e la Sezione Operativa, e parallelamente si sono concentrate le attenzioni su un soggetto le cui caratteristiche emerse dalle prime testimonianze e da successivi accertamenti corrispondevano a quelle del quarantunenne. Rintracciato presso il suo domicilio, l’uomo è rimasto per ore chiuso all’interno, un atteggiamento che ha fatto temere una reazione estrema, considerata la pericolosità e la possibilità che fosse ancora armato; solo dopo complesse trattative e l’adozione di tutte le precauzioni del caso, i militari hanno fatto accesso nell’appartamento, procedendo al fermo e al recupero della pistola clandestina, che presentava la matricola abrasa e che verrà ora sottoposta a esami balistici per accertare la sua effettiva utilizzazione nell’agguato.

Il fermo e le accuse contestate al quarantunenne

Il provvedimento restrittivo, emesso nella notte dal pubblico ministero di turno, contesta al quarantunenne, che ora si trova a disposizione dell’autorità giudiziaria, le gravissime ipotesi di reato di tentato omicidio aggravato, detenzione e porto in luogo pubblico di arma clandestina e ricettazione, capi di imputazione che delineano la cornice di un’azione delittuosa di particolare allarme sociale. Nel frattempo, le condizioni cliniche di Salvatore Morfò, seppur rimaste a lungo riservate e giudicate serie al momento del ricovero d’urgenza presso l’ospedale “Nicola Giannettasio” di Rossano, dove è stato sottoposto a un delicato intervento chirurgico, sembrerebbero aver destato minore preoccupazione nelle ultime ore, tanto che non sarebbe in pericolo di vita, sebbene la prognosi, come da prassi in questi casi, resti ufficialmente aperta. Le indagini, pur avendo portato a questo primo e cruciale risultato, non si arrestano e proseguono ora per delineare con completezza il movente e tutti i contorni di una vicenda che, consumandosi in pieno giorno e in un luogo pubblico, ha riportato alla ribalta la tensione in alcuni territori del Cosentino.

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