Un libro per capire l'IA, e forse anche noi stessi
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Redazione Scienza e Tecnologia
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Matteo Giarrizzo, responsabile Media & Digital e appassionato di filosofia, ha dato alle stampe "FilosofIA", un'opera che si basa su un'idea tanto semplice quanto creativa: utilizzare l'intelligenza artificiale, nello specifico ChatGPT, come interlocutore in un dialogo filosofico. L'obiettivo, ambizioso ma necessario, è quello di indagare la natura stessa dell'IA, di comprenderne i meccanismi e, al contempo, di riflettere sulla direzione che il suo sviluppo dovrebbe intraprendere. L'algoritmo, in questa singolare conversazione, funge da Virgilio in un viaggio meta-filosofico che tocca una moltitudine di temi, ciascuno dei quali meriterebbe una trattazione approfondita e autonoma per essere sviscerato compiutamente.
La questione di fondo, che percorre l'intero volume, riecheggia l'annoso interrogativo posto nel 1950 da Alan Turing, pioniere indiscusso dei fondamenti matematici del settore: le macchine possono pensare? A questo stesso quesito torna Alfio Quarteroni, autorità mondiale nel campo della matematica, nel suo saggio "L’intelligenza creata. L’AI e il nostro futuro". Quarteroni, pur riconoscendo che l'innovazione proceda a un "ritmo vertiginoso", fornisce una risposta netta e chiara: «No, le macchine non pensano come noi». La sua analisi, puntuale e rigorosa, contribuisce a delineare un percorso evolutivo che punta a trasformare i sistemi da "scatola nera", il cui funzionamento rimane opaco, a "scatola grigia", più trasparente e dunque potenzialmente più affidabile.
Proprio la complessità del linguaggio tecnico che circonda l'universo dell'intelligenza artificiale rappresenta spesso una barriera alla sua piena comprensione. Termini come "Agente AI" o "Retrieval-Augmented Generation (RAG)", sebbene possano apparire come gergo per iniziati, sono ormai concetti chiave per decifrare la trasformazione in atto in settori che spaziano dall'e-commerce alla sanità. Si rende quindi indispensabile, per un dibattito pubblico consapevole, acquisire familiarità con questi strumenti lessicali, che sono lo specchio di un cambiamento epocale già in corso.




