Gerosa e la sanità veneta: una sfida per la nuova giunta
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Redazione Interno
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«In universum salus», ripete con la consueta enfasi il professor Gino Gerosa, una delle figure più autorevoli della cardiochirurgia italiana, la cui esperienza – maturata in oltre mille trapianti di cuore e altrettanti interventi pionieristici – gli conferisce un credito difficilmente contestabile. La sua, tuttavia, non è un'asserzione di comodo né tantomeno un'autocertificazione di merito per il sistema sanitario regionale, che pure lui stesso definisce «in ottime mani»; al contrario, quella frase, «salute universale, salute per tutti», costituisce piuttosto un monito e un programma di lavoro per la classe politica che oggi si trova a governare il Veneto. «Il quadro sociale è cambiato», osserva Gerosa senza mezzi termini, «e il sistema sanitario ora va adeguato». Una necessità di revisione che, come lascia intendere il luminare, non ammette ulteriori rinvii e che si scontra con un panorama complesso, dove le aspettative dei cittadini e le esigenze del personale medico richiedono scelte rapide e ben ponderate.
Le pressioni sul nuovo presidente Stefani
Proprio mentre il professor Gerosa rilancia la sua riflessione, la macchina amministrativa regionale, dopo le elezioni di fine novembre, ha finalmente mosso i primi passi formali. Il 13 dicembre si è infatti insediata la nuova giunta guidata dal presidente Alberto Stefani, il quale, dopo giorni di attesa e di trattative, ha ufficializzato le deleghe agli assessori. Un passaggio, questo, che non è stato privo di attriti, come spesso accade nelle ripartizioni di competenze: si è parlato, ad esempio, di alcune sovrapposizioni di richieste per materie ambite, quali la Legge speciale per Venezia, rivendicata da più parti ma poi, a quanto pare, non assegnata a nessuno in quanto ritenuta estranea alle prerogative regionali. Stefano, nel distribuire gli incarichi, ha parlato di «innovazioni affinché il lavoro risponda a ciò di cui ha bisogno la gente», un intento che dovrà ora tradursi in atti concreti.
Le richieste della Cgil e i nodi da sciogliere
A pretendere queste concretezze, e senza indugio, è subito intervenuta la Cgil Veneto. La segretaria generale Tiziana Basso ha posto con chiarezza le questioni irrisolte, chiedendo alla nuova giunta «risposte immediate e concrete su lavoro, sicurezza e welfare». Una sollecitazione che riecheggia, in ambito sociale, la medesima urgenza espressa da Gerosa in campo sanitario e che delinea un'agenda fitta di impegni per l'esecutivo di Stefani. L'attenzione del sindacato, d'altronde, è massima su un territorio dove le dinamiche occupazionali e la qualità dei servizi pubblici rappresentano da sempre temi sensibili, ancor di più in una fase di trasformazione economica e demografica.
Le deleghe creative e il quadro politico
L'assegnazione delle deleghe, peraltro, ha riservato alcune novità indicative delle priorità che la giunta intende darsi, con l'introduzione di competenze specifiche su Longevità, Animali, Giochi e Space economy. Dietro a queste definizioni, che potrebbero apparire di primo acchito come mere etichette, si celano in realtà ambiti di intervento cruciali per lo sviluppo regionale, dalla gestione di una popolazione che invecchia alla regolamentazione di settori economici in forte espansione. La formazione dell'assetto di governo, però, non è stata affatto lineare: si sono registrate, infatti, alcune tensioni politiche, con tentativi di «soffiare» deleghe ritenute strategiche, come l'edilizia sportiva e l'attuazione del programma, e con il nodo, ancora da sciogliere, delle presidenze delle commissioni consiliari. Sono questi i primi, inevitabili scogli che l'amministrazione Stefani ha dovuto affrontare, ben prima di poter affrontare nel merito le sfide lanciate dal mondo della sanità e del lavoro.




