Stefani presenta la giunta per il Veneto, Zaia augura buon lavoro. Alla sanità il prof Gerosa
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Redazione Interno
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Un sincero augurio di buon lavoro, arrivato a caldo subito dopo la lettura dei nomi, è quello che Luca Zaia ha voluto rivolgere al presidente Alberto Stefani e alla sua nuova squadra di governo, sottolineando come per il Veneto, una regione che chiede molto a chi la guida, inizi ora una stagione diversa, pur nella continuità di un impegno che consente di esprimere competenze e una visione politica di rilievo. La presentazione ufficiale, avvenuta a Venezia in una data simbolica come quella di una festività, ha così chiuso l’attesa per la formazione dell’esecutivo, il primo dopo la lunga guida di Zaia, sciogliendo soprattutto il nodo più delicato, quello dell’assessorato alla Sanità, che da solo gestisce una fetta enorme del bilancio regionale e che era diventato il cruccio maggiore del nuovo governatore.
La squadra di Stefani e il ruolo chiave di Gerosa
La giunta, composta da cinque donne e sette uomini con Lucas Pavanetto nel ruolo di vicepresidente, vede nei fatti una scelta di rottura, o quantomeno di marcata discontinuità, per il portafoglio sanitario, affidato non a un politico di professione bensì a un tecnico di altissimo profilo. Si tratta di Gino Gerosa, roveretano di nascita ma padovano d’adozione, luminare della cardiochirurgia e professore di fama internazionale presso l’ospedale della città del Santo, la cui designazione, già data per certa nelle ultime ore, è stata ufficializzata in quell’appuntamento veneziano che Stefani aveva voluto proprio per un annuncio di tale peso.
Deleghe e composizione del nuovo esecutivo regionale
Oltre a Gerosa, la squadra di governo comprende Elisa De Berti, Massimo Bitonci, Dario Bon, Filippo Giacinti, Paola Roma, Valeria Mantovan, Diego Ruzza, Elisa Venturini, Marco Zecchinato e Morena Martini. Di ciascuno sono stati delineati, in occasione della presentazione, i curricula brevi e le deleghe specifiche che andranno a coprire, a formare un mosaico di competenze sul quale il presidente Stefani ha evidentemente puntato per dare avvio al proprio mandato. Una scelta, quella di optare per un tecnico alla sanità, che indica una priorità assoluta per un settore sempre sotto pressione e che richiede, come più volte emerso anche da inchieste giudiziarie su appalti e gestioni in altre regioni, una guida salda e scevra da mere logiche di spartizione.
La sfida della sanità e il nuovo corso veneto
La decisione di Stefani, quindi, va letta anche in questo senso: affidare un comparto così complesso e vitale a una personalità riconosciuta a livello mondiale nel campo medico, un cardiochirurgo che ha speso la propria carriera in reparti e università, rappresenta un segnale preciso di come si intenda affrontare le prossime sfide. Il Veneto, del resto, è una regione dalla struttura economica e sociale solida, ma che negli ultimi anni ha dovuto navigare in acque difficili, comprese quelle, torbide, di alcuni fatti di cronaca nera che hanno visto coinvolti, in casi passati, gli intrecci tra malavita, appalti pubblici e politica, vicende dalle quali le istituzioni hanno sempre cercato di prendere le distanze, cooperando con le procure. Ora, con questa giunta, si apre un capitolo nuovo, che Zaia ha salutato con stima, e che vedrà gli assessori misurarsi con la macchina amministrativa di una delle regioni più importanti del paese, in un momento storico delicato anche a livello internazionale, con Donald Trump nuovamente presidente degli Stati Uniti.




