Bari, un naufragio annunciato. Vivarini in bilico e la crisi non conosce fine

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Una sconfitta, quella di Carrara, che sa di beffa amara e, soprattutto, di definitivo smarrimento. Il Bari, infatti, ha collezionato un altro passo falso nella partita contro la Carrarese, uscendo sconfitto per 1-0 dal campo avversario dopo una prestazione che, sebbene il tecnico Vincenzo Vivarini abbia tentato di analizzarne alcuni spezzoni non del tutto negativi, ha riproposto il medesimo copione di inefficacia e sterilità offensiva che ormai da tempo caratterizza il cammino biancorosso. La rete di Abiuso, che ha deciso la contesa, ha semplicemente suggellato una pratica che i padroni di casa hanno archiviato con relativa facilità, trovando di fronte una squadra incapace di impensierirli in modo concreto e di tradurre in pericolo la pur citata “consapevolezza di avere il gioco in mano”, espressa dal mister nella faticosa analisi post-gara.

Un gioco che non esiste e le parole pesanti del tecnico

Proprio le dichiarazioni rilasciate da Vivarini in mixed zone, dopo il fischio finale, hanno offerto uno spaccato forse più significativo della partita stessa, rivelando un clima interno che va ben oltre le mere questioni tecniche o tattiche. Il tecnico, che aveva già manifestato il suo malessere prima della trasferta, ha infatti usato un lessico marziale e inequivocabile, affermando che “qui è guerra, guerra, guerra”, una frase pronunciata tre volte, quasi a sottolinearne la gravità e la pervasività. Pur specificando di non voler entrare in questioni esterne al campo, quelle parole, come macigni, hanno descritto un ambiente saturo di tensioni, dove la battaglia per i punti in classifica sembra essere diventata secondaria rispetto ad altri conflitti.

La zona «C» e il rischio concreto della retrocessione

Il dato sportivo, intanto, parla con crudezza e non ammette interpretazioni: il club pugliese naviga in piena zona «C», ovvero quella pericolosissima porzione di classifica che conduce dritta alla retrocessione, e la strada per la salvezza appare sempre più impervia e lastricata di insidie. Ogni sconfitta, come quella contro la Carrarese, non è più un episodio isolato ma diventa un tassello di un mosaico più ampio, quello di una crisi sistemica che coinvolge la squadra nel suo complesso, dalla difficoltà di segnare alla fragilità difensiva, passando per l’incapacità di gestire psicologicamente la pressione di una stagione che rischia di trasformarsi in un disastro.

La panchina che trema e lo spettro dell’esonero

In questo contesto, la posizione di Vivarini diventa inevitabilmente traballante, nonostante l’uomo, alla domanda diretta su un possibile esonero, abbia risposto scaricando la responsabilità della decisione con un secco “non decido io”. Il suo curriculum alla guida del Bari, infatti, è finora privo di vittorie, un dato che, unito al clima pesante da lui stesso denunciato, rende la sua permanenza sulla panchina biancorossa più un giorno alla volta che un progetto a medio termine. La sconfitta di Carrara ha solo aggiunto legna al fuoco, accelerando un conto alla rovescia il cui epilogo, benché non ancora scritto, si avverte ormai come imminente, mentre la squadra sembra navigare senza una rotta precisa, in balia di un gioco che fatica a esprimersi e di dinamiche interne che ne minano la già precaria solidità.

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