Giro, la terza settimana si accende subito: a Carì sfida sui 3mila metri di dislivello
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Redazione Interno
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Martedì 26 maggio, dopo l’ultimo giorno di riposo, il Giro d’Italia riparte dalla Svizzera con una frazione che non lascia spazio a tentennamenti: la Bellinzona-Carì, 113 chilometri e un dislivello complessivo di 3mila metri, si annuncia come la prima vera pietra di paragone per i pretendenti alla classifica generale in questa terza settimana della Corsa Rosa.
Non è una tappa lunghissima, anzi, per i parametri del ciclismo professionistico si tratta quasi di una “corsa in miniatura”, ma la sua esplosività – data dalla concentrazione di salite in un arco di spazio relativamente breve – rischia di fare danni tra le fila dei big, specialmente per chi dovesse accusare il colpo dopo i primi due chilometri e mezzo di gara. La partenza è fissata alle 13.45 da Bellinzona, con arrivo previsto intorno alle 17 a Carì, località sciistica nel Canton Ticino che torna a fare da palcoscenico al ciclismo che conta.
Il circuito di Torre e Leontica, due giri per logorare i gregari
Il percorso, interamente in territorio elvetico, è stato studiato per selezionare il gruppo già molto prima dell’ascesa conclusiva. Dopo una ventina di chilometri iniziali caratterizzati da una leggera ma costante pendenza, i corridori si immettono in un circuito di 22 chilometri che dovranno ripetere per due volte: qui trovano due Gran Premi della Montagna consecutivi, la salita di Torre (terza categoria) e quella più impegnativa di Leontica (seconda categoria).
Proprio Leontica, con i suoi 3 chilometri che sviluppano pendenze medie intorno all’8,5% e punte che toccano il 14%, rappresenta il primo vero banco di prova della giornata: un muro breve ma violento, ideale per sgretolare la resistenza dei gregari e isolare i capitani, costringendo le squadre a scoprirsi tatticamente molto prima dell’ultima salita.
Il fatto che questo strappo venga affrontato due volte – una al km 32 e l’altra al km 54 circa – obbliga le formazioni a una gestione oculata delle energie, perché chi sbaglia i tempi di rifornimento o lascia scoperto il proprio leader rischia di pagare caro nelle fasi finali della corsa.
L’ascesa finale verso Carì, l’ultimo verdetto in salita
Una volta smaltito il circuito, la carovana si dirige verso la Valle del San Gottardo, dove un breve tratto di avvicinamento – comunque sempre in leggera ascesa – conduce a Faido, base di partenza per la scalata decisiva verso il traguardo di Carì.
Si tratta di un’ascesa di prima categoria lunga 11,7 chilometri con una pendenza media del 7,9%, caratterizzata da un andamento regolare che si fa però particolarmente duro negli ultimi 3 chilometri: qui le rampe si irrigidiscono fino a raggiungere punte del 13%, offrendo un palcoscenico ideale per gli attacchi dei migliori scalatori in classifica. L’arrivo è posto a 1.
644 metri di altitudine, un quota che, se da un lato non rappresenta un’altura estrema per i professionisti, dall’altro, in combinazione con la fatica accumulata nei chilometri precedenti e con le 3mila metri di dislivello totale della giornata, potrebbe amplificare gli effetti del logorio muscolare e del freddo, quest’ultimo non da sottovalutare in una tappa ticinese di fine maggio.
Dove vedere la tappa e il contesto della classifica
Per chi volesse seguire la diretta, la sedicesima tappa del Giro d’Italia 2026 sarà trasmessa in chiaro su Rai Sport a partire dalle 13.40, con il passaggio a Raidue dalle 14 fino alla copertura dell’arrivo; in alternativa, la corsa sarà visibile su Eurosport, Discovery+, Dazn e Hbo Max, mentre in streaming gratuito è disponibile su Rai Play.
Sulla carta, il grande favorito di giornata – così come per la maglia rosa – resta Jonas Vingegaard, leader indiscusso della classifica generale che arriva a questa frazione con un vantaggio di 2’26” sul portoghese Afonso Eulálio e di 2’50” sull’austriaco Felix Gall. alle loro spalle, nomi come Jai Hindley, Thymen Arensman e l’italiano Giulio Pellizzari (sesto a 4’22”) non possono più permettersi attendismi: la brevità della tappa e la durezza delle pendenze rendono impraticabile la classica tattica del “logoramento a tappe”, costringendo chi insegue a giocarsi il tutto per tutto proprio su queste strade svizzere, se non vogliono vedere il danese involarsi definitivamente verso il traguardo di Roma del 31 maggio.




