Louisiana, la strage del padre che ha sterminato sette figli e un nipote. La moglie aveva chiesto il divorzio

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Domenica otto bambini sono stati uccisi da un parente in due case di Cedar Grove, un quartiere di Shreveport, città di 180mila abitanti che si trova in quell’angolo della Louisiana che confina con Texas e Arkansas. Questo il bilancio a caldo. Poi, nella giornata di ieri, si sono chiariti alcuni aspetti di questa strage, che è l’episodio con più vittime avvenuto negli Stati Uniti negli ultimi due anni: un triste primato in un Paese in cui nel 2026 il Gun Violence Archive ha registrato 114 «mass shooting» (ovvero sparatorie in cui sono state colpite, anche in modo non letale, almeno quattro persone). L’uomo, un trentunenne identificato come Shamar Elkins, ha agito all’alba partendo da un’abitazione dove ha ferito gravemente la moglie – la quale, stando a quanto riferito da una cugina alla stampa locale, aveva avviato le pratiche per il divorzio e la coppia sarebbe dovuta comparire in tribunale proprio lunedì – per poi spostarsi in una seconda casa, a poca distanza, trasformandola in un teatro di morte.

La dinamica della furia omicida

Secondo la ricostruzione delle forze dell’ordine, l’attacco è stato pianificato con una lucidità agghiacciante: dopo aver esploso i primi colpi contro la donna, Elkins si è diretto verso l’abitazione dove si trovavano i piccoli. Qui, ha sparato all’impazzata uccidendo sette dei suoi figli e un nipote, di età compresa tra i 3 e gli 11 anni. Non c’è stato scampo per loro. L’unico superstite diretto è un ragazzino di 13 anni – anch’egli figlio dell’assassino – che è riuscito a mettersi in salvo lanciandosi dal tetto della casa fratturandosi alcune ossa, una fuga disperata che gli ha salvato la vita. Oltre alla moglie, un’altra donna è rimasta gravemente ferita: si tratta della madre dell’ottavo bambino ucciso, il cugino, le cui condizioni sono state definite «potenzialmente letali».

La fuga, lo scontro a fuoco e il passato militare

Subito dopo la carneficina, Elkins ha rubato un’auto per darsi alla fuga, innescando un inseguimento con la polizia che si è concluso nella vicina Bossier City. Al termine del conflitto a fuoco con gli agenti, il trentunenne è rimasto ucciso. Le indagini hanno rivelato che l’uomo prestava servizio nella Guardia Nazionale della Louisiana fino al 2020, con sette anni di servizio alle spalle ma nessuna missione all’estero. Aveva inoltre un precedente penale per possesso illegale di armi da fuoco risalente al 2019: all’epoca, Elkins aveva esploso cinque colpi contro un veicolo in prossimità di una scuola, un episodio che gli era valso una condanna e un periodo di libertà vigilata.

Un contesto di violenza che interroga gli investigatori

Non risultavano denunce per violenze domestiche a carico dell’uomo prima di questa strage, nonostante la separazione in corso e i litigi con la moglie fossero noti all’ambiente familiare. Le autorità hanno evidenziato la complessità della scena del crimine, che si estende su quattro diverse locazioni, segno della determinazione e dell’estensione dell’attacco. A pochi metri dalla porta crivellata di proiettili della casa dove è avvenuta la mattanza, vicini e parenti hanno improvvisato un memoriale composto da fiori e peluche, in netto contrasto con i segni lasciati dalla violenza. Il caso di Shreveport rappresenta l’episodio di violenza familiare più grave degli ultimi anni in America per numero di vittime, e si inserisce in un tragico 2026 dove la facilità di accesso alle armi continua a moltiplicare questi drammi, come documentato dall’aumento costante degli episodi definiti «mass shooting».

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