'Ndrangheta a San Siro, il piano per eliminare Beretta
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Redazione Interno
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Il summit a casa di Totò u Nanu ha segnato una svolta decisiva nella faida interna alla tifoseria nerazzurra, culminata con la decisione della 'ndrangheta di eliminare Beretta. Il contesto in cui è maturata la lite fatale con Bellocco è complesso e intricato, caratterizzato da una serie di minacce e tradimenti che hanno portato a un'escalation di violenza. Il 23 luglio, i calabresi hanno minacciato il capo ultrà, mettendosi subito al lavoro per prendere il controllo del merchandising e aprire un nuovo negozio. Tuttavia, una spia ha fatto saltare tutto, rivelando agli inquirenti i dettagli del piano.
La situazione è precipitata ulteriormente quando uno dei soci, che doveva stipulare il contratto per la nuova attività, è tragicamente scomparso. Questo evento ha fatto venire meno i presupposti per l'inizio del nuovo progetto, alimentando ulteriormente la tensione. La rabbia della suocera di Bellocco, espressa in modo violento e vendicativo, ha aggiunto un ulteriore livello di drammaticità alla vicenda. La donna ha infatti ordinato una strage contro Beretta, manifestando una sete di vendetta che ha scosso profondamente l'ambiente.
Gli interrogatori condotti dal gip Domenico Santoro hanno rivelato nuovi dettagli inquietanti, tra cui la sete di vendetta espressa dalla suocera di Bellocco poche ore dopo l'omicidio del genero. Le intercettazioni della Squadra Mobile e della Guardia di Finanza di Milano hanno svelato la drammatica sequenza di eventi che ha portato alla morte di Antonio Bellocco, ucciso a coltellate da Andrea Beretta fuori da una palestra di Cernusco sul Naviglio il 4 settembre.
Il clan calabrese, legato alla 'ndrangheta, ha reagito con furia alla perdita del giovane rampollo, alimentando una spirale di violenza che ha coinvolto i vertici delle curve Nord e Sud di San Siro




