Commercio, il primo rapporto Confcommercio certifica il crollo dei negozi: -14,4% in sette anni, Cremona si allinea al dato nazionale

Commercio, il primo rapporto Confcommercio certifica il crollo dei negozi: -14,4% in sette anni, Cremona si allinea al dato nazionale
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Redazione Economia Redazione Economia   -   Oltre novantamila attività commerciali cancellate dal tessuto urbano italiano in appena sette anni, un'emorragia che non accenna a fermarsi e che coinvolge in modo trasversale tutto il Paese. È il quadro impietoso restituito dal primo Rapporto Confcommercio sul commercio in Italia, presentato questa mattina a Roma con la partecipazione del ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, un'occasione per misurare la portata di una trasformazione epocale che sta ridefinendo le abitudini di consumo e la geografia delle città.

Il dato nazionale parla chiaro: tra il 2018 e il 2025 le unità locali del commercio al dettaglio sono scese da 666.479 a 570.313, con un decremento percentuale del 14,4% che fotografa un fenomeno destinato a lasciare un segno profondo, e che trova un riscontro puntuale anche nella realtà cremonese, come sottolinea il vicepresidente di Confcommercio Marco Stanga, presente all'assise capitolina.

L'allarme di Confcommercio: un trend che coinvolge anche Cremona

Il rapporto diffuso dalla confederazione nazionale conferma in pieno quanto già anticipato nelle scorse settimane dall'analisi condotta da Confcommercio Provincia di Cremona sul territorio comunale, una sintonia di dati che dimostra come la crisi della presenza fisica non risparmi nemmeno le realtà medio-piccole del Nord Italia.

Stanga, che ha seguito da vicino i lavori, rileva come il dato locale si allinei perfettamente alla media nazionale, suggerendo che le dinamiche osservate a Cremona rappresentano un microcosmo fedele di quanto accade su scala più ampia, con un sistema che pur mostrando segnali di vitalità dal punto di vista economico paga lo scotto di una riduzione progressiva degli spazi aperti al pubblico.

Ambulanti e piccoli alimentari tra le categorie più colpite

A guidare questa contrazione sono in particolare due segmenti del settore, quelli che tradizionalmente rappresentano la spina dorsale del piccolo commercio e che oggi scontano maggiormente la concorrenza della grande distribuzione e dell'e-commerce. Gli ambulanti, con un calo del 27,3%, e i piccoli negozi alimentari, che segnano un -17,9%, registrano le flessioni più significative, a dimostrazione di come siano proprio le realtà con minore capacità di investimento e innovazione a subire con maggiore violenza l'impatto della trasformazione dei consumi.

Non si tratta tuttavia di un fenomeno puramente negativo, perché il rapporto evidenzia anche come le imprese che restano sul mercato siano mediamente più robuste, più efficienti e con un fatturato che complessivamente è cresciuto del 25,7% nello stesso arco temporale, un segnale di concentrazione e rafforzamento che accompagna la riduzione numerica.

La desertificazione commerciale come problema di sistema

Il tema della desertificazione, termine ormai entrato nel lessico degli addetti ai lavori per descrivere lo spopolamento degli spazi commerciali, viene affrontato con particolare enfasi anche a livello territoriale, come dimostra la posizione espressa dal vicepresidente vicario di Confcommercio Trentino, Piffer, secondo cui la scomparsa dei negozi non può essere considerata un processo inevitabile ma richiede piuttosto una strategia di sistema capace di invertire la rotta.

Il ragionamento, che trova eco anche nelle parole di Stanga per quanto riguarda Cremona, parte dalla constatazione che meno negozi significano territori più fragili, privati di quei presidi di socialità e servizio che contribuiscono a tenere viva la comunità e a garantire la sicurezza percepita negli spazi urbani, un aspetto che il rapporto Confcommercio evidenzia come prioritario nell'agenda politica ed economica dei prossimi anni.

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