Primo rapporto Confcommercio, in sette anni persi 96 mila negozi. Cremona nel segno della desertificazione commerciale
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
Il commercio italiano cambia volto, si rafforza economicamente ma perde presenza fisica sul territorio, lasciando spazio a un fenomeno sempre più evidente che i dati ora trasformano in cifre: la desertificazione commerciale. È quanto emerge dal primo Rapporto Confcommercio sul commercio in Italia, elaborato dall'Ufficio Studi della Confederazione e presentato questa mattina a Roma, con la partecipazione del ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso.
Il rapporto fotografa un settore in profonda trasformazione, che tra il 2018 e il 2025 ha visto ridursi il numero complessivo delle unità locali del commercio al dettaglio da 666.479 a 570.313, segnando una contrazione del 14,4% che equivale a 96.166 punti vendita in meno. Un trend che non risparmia Cremona, come rileva il vicepresidente di Confcommercio Provincia di Cremona, Marco Stanga, che ha partecipato all'assise e che, dopo la presentazione, ha sottolineato la necessità di invertire la rotta per evitare che i centri storici diventino sempre più vuoti e meno attrattivi.
Imprese più forti e strutturate: la metamorfosi del commercio italiano
Se da un lato il commercio perde negozi, dall'altro si trasforma diventando più efficiente e produttivo. Il Rapporto Confcommercio evidenzia come gli addetti siano diminuiti in misura molto minore rispetto ai punti vendita, passando da 1,905 milioni a 1,871 milioni (-1,8%), e come sia sensibilmente aumentata la quota delle società di capitali, che sono passate dal 12,2% al 17,4% del totale. Un segnale di una rete commerciale più rarefatta ma mediamente più strutturata.
Il dato più rilevante, tuttavia, riguarda le performance economiche: il fatturato complessivo del commercio al dettaglio è salito da 326,8 a 410,7 miliardi di euro, con un incremento del 25,7%, mentre il fatturato per addetto è passato da 172.000 a 220.000 euro (+27,9%).
Un risultato che conferma la capacità del settore di recuperare efficienza, come ha sottolineato il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, nel suo intervento: "Le aziende commerciali, tra il 2018 e il 2025, hanno reagito ai cambiamenti e li hanno affrontati con responsabilità e capacità imprenditoriale: hanno investito, si sono riorganizzate e hanno innovato".
Le formule distributive che vincono e quelle che perdono
La fotografia scattata dal rapporto mette in luce anche i forti squilibri tra le diverse formule distributive. A trainare la crescita sono soprattutto i discount alimentari, che hanno più che raddoppiato il loro fatturato (+101,1%), e i canali alternativi di vendita come l'e-commerce, la vendita porta a porta e i distributori automatici, che insieme hanno registrato un aumento del fatturato del 41,9%. Segnali evidenti di una ricerca di convenienza da parte delle famiglie e di una progressiva digitalizzazione dei consumi.
In controtendenza, invece, gli ipermercati, con un fatturato in calo dell'8,4%, e il commercio ambulante, che ha subito una contrazione del 14,9% del fatturato, a fronte di una riduzione delle attività del 27,3%. In difficoltà anche i piccoli negozi alimentari (-17,9%), che rappresentano un presidio fondamentale per la prossimità e la vivibilità dei quartieri.
Il caso Cremona: il centro storico si svuota
Il Rapporto conferma quanto emerso dai dati diffusi da Confcommercio Provincia di Cremona nelle scorse settimane, che delineano un quadro di preoccupante desertificazione commerciale per il capoluogo. Tra il 2012 e il 2025, le imprese attive nel commercio al dettaglio sono diminuite del 27,5% nel centro storico, collocando Cremona al 27° posto tra i 122 comuni italiani analizzati per riduzione dei negozi. Un dato che, come ha spiegato il vicepresidente Marco Stanga, non è isolato ma si inserisce in un contesto nazionale.
"Il Rapporto racconta un commercio che ha dimostrato una straordinaria capacità di adattamento – ha dichiarato Stanga – ma non basta a nascondere una criticità che viviamo ogni giorno anche sul nostro territorio: la progressiva desertificazione commerciale dei centri urbani. Quando chiude un negozio non perdiamo soltanto un'attività economica, ma un presidio di sicurezza, di socialità e di qualità della vita". A Cremona, il fenomeno è ormai evidente: la pedonalità si concentra in poche vie del centro, mentre in molte altre il passaggio delle persone è diminuito sensibilmente.
A questo si aggiungono la concorrenza della grande distribuzione, le estati sempre più calde, che spingono i consumatori verso luoghi climatizzati, e il possibile ulteriore rischio di frammentazione del mercato con la realizzazione di nuove superfici commerciali. "Serve una strategia condivisa che coinvolga istituzioni, associazioni e operatori economici – ha concluso Stanga – per rendere i centri storici più attrattivi, accessibili e vitali, riducendo gli ostacoli burocratici e sostenendo gli investimenti delle imprese.
Il commercio non è soltanto un settore produttivo: è un'infrastruttura economica e sociale che contribuisce all'identità delle nostre città".
Il peso della contraffazione e le sfide per il futuro
Nel corso della presentazione, il presidente Sangalli ha voluto evidenziare anche un'altra minaccia per il commercio legale: l'illegalità, l'abusivismo e la contraffazione, che nel 2025 hanno arrecato al settore e ai pubblici esercizi un danno di oltre 41 miliardi di euro, mettendo a rischio più di 284.000 posti di lavoro regolari. Un fenomeno che, come ha sottolineato il ministro Urso, richiede interventi decisi come la tassazione doganale europea sui pacchi di piccola entità per contrastare l'ingresso di merce non tracciata.
Le trasformazioni in atto, ha concluso Sangalli, richiedono politiche dedicate e una "scelta politica di fondo che consideri il commercio non come un settore tra gli altri, ma come una vera e propria infrastruttura economica e sociale del Paese". Un concetto che trova piena sintonia con le parole del vicepresidente Stanga, che ha ribadito come difendere i negozi di vicinato significhi difendere la qualità della vita delle comunità locali e il futuro dei centri storici.




