Il blitz di Massara all’estero e il nuovo corso della Roma: Gasperini tiene El Shaarawy
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Redazione Sport
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La domenica di Gian Piero Gasperini, quella successiva al pareggio con la Fiorentina, ha offerto spunti rivelatori più di quanto non facciano certe interviste a campana. Il tecnico giallorosso, difendendo la sua squadra con un fastidio appena celato, ha ribaltato una narrazione insidiosa: quella che vorrebbe questo gruppo – lo stesso che ora si gioca qualcosa di importante – condannato a un ruolo di comprimario, da quinto o sesto posto, senza la possibilità di ambire a traguardi più alti. E se qualcuno, forse anche all’interno dell’ambiente, aveva pensato che servissero più rinforzi per alzare l’asticella, Gasperini ha voluto smontare il ragionamento alla radice. Non con grida, ma con un ragionamento che inevitabilmente finisce per chiamare in causa il mercato.
Proprio ieri, mentre il tecnico parlava, il direttore sportivo in carica, Massara, era segnalato all’estero. Un blitz che, secondo quanto scrive Davide Stoppini sul “Corriere della Sera”, serve a lavorare soprattutto sulle cessioni. Una manovra precisa, non una semplice ricognizione. Perché la vera partita, a Trigoria, non si gioca solo sul campo ma nella gestione di un organico che va sfoltito prima ancora che rinforzato. E in questo quadro, il pensiero di Gasperini diventa legge: non ci sono più veti incrociati o diplomazie di spogliatoio. Dopo la separazione (consensuale, ma netta) da Ranieri, l’ex tecnico dell’Atalanta ha preso in mano le redini di ogni decisione strategica, dai rinnovi agli obiettivi di calciomercato, con una libertà che nessuno dei suoi predecessori aveva mai avuto.
Un anno zero con un solo protagonista: la Roma si affida a Gasperini
La sensazione, leggendo i retroscena che arrivano dalla capitale, è che a Trigoria si stia vivendo una sorta di “anno zero” annunciato. Ma attenzione: non è la rivoluzione violenta che i Friedkin avevano ventilato nei momenti più bui, dopo le batoste con Juventus, Genoa e Como. Gasperini ha infatti ribaltato le priorità, e lo ha fatto concreto: niente svuotamento totale della casella, ma una ripartenza dal “gruppo storico”, quelli che fino a pochi mesi fa sembravano sul piede di partenza. Il tecnico ha preso in mano anche le decisioni sui contratti, una competenza che di solito resta appannaggio della dirigenza. E questo cambiamento, radicale e avvenuto nel giro di poche settimane, ridisegna i destini di molti giocatori.
Lorenzo Pellegrini, Paulo Dybala e Zeki Celik, nomi che erano finiti nell’elenco dei possibili partenti, ora possono restare. La linea è cambiata, come spiega “La Repubblica”: Gasperini ha ascoltato lo spogliatoio, ne ha captato le fragilità e le potenzialità, e ha deciso di non disperdere certe leadership. Un azzardo? Forse. Ma lui, che di gruppi ne ha costruiti vincendo anche uno scudetto a sorpresa, sa che certe alchimie non si comprano al supermercato. E poi c’è un altro fattore, decisamente meno romantico e più pratico: la qualificazione o meno in Champions League farà la differenza. Il quarto posto garantirebbe un bottino importante per le casse giallorosse, e senza quelle risorse molte operazioni rimarrebbero sulla carta.
El Shaarawy, il senatore che Gasperini vuole blindare
Tra i senatori che il tecnico vuole tenere stretti spicca il nome di Stephan El Shaarawy. Il “Faraone”, classe 1992, ha ormai alle spalle nove anni di Roma (non consecutivi, ma poco importa) e 346 presenze che lo rendono una delle bandiere viventi dello spogliatoio. La sua esperienza, nel momento in cui si cambia tutto senza cambiare nulla, diventa un collante insostituibile. E Gasperini, lo racconta Gianluca Di Marzio, ne apprezza doti specifiche: non solo la qualità, ma la capacità di subentrare a gara in corso e cambiare gli equilibri. Una specialità rara, che pochi allenatori sanno valorizzare come lui.
Il rinnovo di El Shaarawy, in questo contesto, non è un atto dovuto ma una scelta tecnica precisa. Mentre il radio-mercato lo accostava al Genoa (un classico, quando si parla di giocatori esperti e di club liguri), Gasperini ha fatto sapere di volerselo tenere. E la sua voce, adesso, pesa più di qualsiasi altra. Non ci sono deleghe, non ci sono doppie figure: il tecnico ha chiesto chiarezza e l’ha ottenuta. Ogni cessione, ogni conferma, passa dal suo vaglio. E in questo senso, il blitz di Massara all’estero assume un significato preciso: se si liberano degli spazi, si potrà poi pensare a chi arriva. Ma la priorità, oggi, è definire chi resta.
Le regole del nuovo mercato: Champions obbligatoria e addio alla rivoluzione annunciata
I Friedkin, nei momenti più difficili – quelli dei risultati negativi contro Juventus, Genoa e Como – avevano dato l’intenzione di avviare una rivoluzione. Parole grosse, che avevano fatto tremare i polverosi uffici di Trigoria. E invece Gasperini ha ribaltato il tavolo. Perché lui, con quelle stesse parole, non ci ha mai creduto fino in fondo. O meglio: le ha prese sul serio ma le ha rilette con la sua logica. Una rivoluzione non significa per forza mandare via tutti, significa cambiare le gerarchie, i pesi e le contropesare. E la prima mossa è stata proprio togliere la scure dai contratti di Pellegrini, Dybala e Celik. Ai primi due, in particolare, è stata concessa una nuova chance: dimostrare sul campo che la retroguardia pensava male.
L’unico vero condizionamento, quello concreto, rimane la qualificazione alla prossima Champions League. Un traguardo che non è solo sportivo ma economico: la differenza tra il quarto e il quinto posto, in termini di incassi, vale un intero calciomercato. E Gasperini lo sa. Per questo, nel difendere la sua squadra dopo la Fiorentina, non parlava solo per scaramanzia o per spirito di. Diceva: se avessero avuto dei rinforzi in più, magari avrebbero raggiunto traguardi più alti. Ma non è un rimpianto, è un’indicazione di percorso. Perché ora, con Massara all’estero a lavorare sulle uscite, si comincia a costruire proprio da lì. Il gruppo non si tocca? Non del tutto. Ma chi deve arrivare, se arriverà, lo farà solo dopo che Gasperini avrà messo una croce sui partenti. E in questo uovo di Colombo, c’è già l’intera filosofia della nuova Roma.




