Il caso Bastoni, tra fischi e vecchie polemiche: il punto di Ravezzani e le voci dallo spogliatoio

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La querelle che avvolge Alessandro Bastoni, difensore dell'Inter, non accenna a placarsi e ad ogni trasferta, puntualmente, si ripropone identica. L'ultima in ordine di tempo è stata la semifinale di andata della Coppa Italia giocata sul campo del Como, dove il pubblico del Sinigaglia ha riservato al giocatore un'accoglienza gelida, fatta di fischi e cori di scherno ad ogni suo tocco di palla. Un trattamento, questo, che inizia a diventare un copione fisso lontano da San Siro e che affonda le radici in un episodio ben preciso, quel Derby d'Italia contro la Juventus che sembra aver segnato indelebilmente l'immagine del centrale azzurro agli occhi delle tifoserie avversarie. A gettare, se non altro, una luce diversa sulla vicenda ci ha pensato Fabio Ravezzani, direttore di TeleLombardia, che con un post pubblicato su X ha cercato di ridimensionare la portata dell'accaduto, invitando a non sprecare troppe parole su una dinamica, a suo avviso, tutto sommato fisiologica. Il suo commento, però, non è una assoluzione, ma piuttosto una constatazione di come certi gesti, anche se sbagliati, vengano rimproverati al calciatore per un certo lasso di tempo, salvo poi essere dimenticati.

Fabio Ravezzani, nel suo intervento, ha sottolineato come il gesto incriminato – quella simulazione che portò all'espulsione di Pierre Kalulu – non sia affatto piaciuto a una larga fetta di appassionati. I tifosi, si sa, hanno memoria lunga e tendono a rinfacciare certi atteggiamenti, specialmente quando vengono percepiti come antisportivi. Eppure, il direttore ha voluto evidenziare un aspetto spesso trascurato in questa caccia all'uomo: la reazione del diretto interessato. Bastoni, nonostante il clima ostile, ha dimostrato una notevole freddezza e professionalità, non cadendo in provocazioni e mantenendo la concentrazione esclusivamente sulla partita. Un comportamento, il suo, che forse è passato in secondo piano rispetto al polverone mediatico sollevato, ma che denota una maturità non comune per un giocatore della sua età. C'è da dire, e il tempo è quello che è, che le critiche nei suoi confronti si sono alimentate anche attraverso i social media, amplificando un caso che forse, in altre epoche, sarebbe rimasto circoscritto alla domenica sera.

Parallelamente alle parole di Ravezzani, si sono levate altre voci autorevoli a difesa del giocatore o, quantomeno, a mettere in prospettiva l'errore commesso. Christian Panucci, ex difensore e oggi opinionista, intervenuto ai microfoni di Mediaset al termine della sfida del Sinigaglia, ha voluto ricordare a tutti come ogni calciatore, nel corso della propria carriera, abbia qualche scheletro nell'armadio. “Anche io ho simulato”, ha ammesso senza troppi giri di parole, spostando l'asse della discussione dall'episodio in sé alla sua esaltazione postuma. Il vero problema, secondo Panucci, non è tanto la simulazione – pratica, se vogliamo, antica quanto il calcio – ma l'esultanza che ne è seguita, un gesto di gioia per l'espulsione di un collega che è parso a molti di cattivo gusto. Tuttavia, l'ex calciatore ha lanciato un appello a chiudere la questione, definendo Bastoni “un patrimonio nostro” e invitando a non crocifiggerlo oltre misura, anche alla luce del fatto che oggi, con i social, tutti si sentono in dovere di ergersi a moralizzatori della domenica.

La posizione di Fabregas e l'analisi tecnica della partita

Anche dall'altra sponda, quella del Como, è arrivato un attestato di stima nei confronti del difensore nerazzurro. Cesc Fabregas, tecnico dei lariani, ha parlato chiaro in conferenza stampa, dimostrando di saper distinguere tra il calciatore e l'uomo. Dopo aver analizzato la sua partita – un match molto tattico e contratto, con poche vere emozioni e ritmi piuttosto blandi – l'allenatore spagnolo è tornato proprio sull'argomento dei fischi. Ha definito quelle contestazioni come “cose di tifoseria”, una sorta di pressione ambientale che rientra nel gioco, ma ha tenuto a separare questo aspetto dal giudizio tecnico e umano su Bastoni. “Non lo conosco personalmente, ho parlato con lui un paio di volte e mi è parso un grandissimo ragazzo”, ha dichiarato Fabregas, aggiungendo un elemento di riflessione importante: l'errore, in campo, può capitare a tutti, e lui stesso, ha ricordato, ha sbagliato in passato al Meazza.

Fabregas, nella sua analisi, è andato oltre il singolo episodio, offrendo una visione più ampia del valore del giocatore. A suo avviso, Bastoni ha le qualità per diventare, in futuro, il capitano della nazionale italiana, un punto di riferimento insomma, e per questo motivo andrebbe protetto dalle critiche eccessive. Un'opinione, questa, che fa il paio con la riflessione di chi invita a non gettare via la carriera di un professionista per un errore di gioventù o di furbizia calcistica. È innegabile, però, che la scintilla che ha innescato tutto sia stata quella famosa partita con la Juventus. L'episodio incriminato, analizzato nel dettaglio anche da esperti di regolamento, ha mostrato un Bastoni che, sentito un contatto minimo con l'avambraccio da parte di Kalulu, ha accentuato la caduta, cercando e ottenendo l'ammonizione per l'avversario.

La vicenda, che sembrava destinata a esaurirsi in qualche giorno di polemiche sportive, si è invece trasformata in un tormentone che accompagna l'Inter in ogni trasferta. Il pubblico del Via del Mare prima, e quello del Sinigaglia poi, hanno preso di mira il giocatore, trasformando ogni sua apparizione lontano da Milano in un piccolo calvario personale. E dire che lo stesso Bastoni, a mente fredda, aveva provato a fare mea culpa, presentandosi in conferenza stampa per scusarsi e ammettere l'errore: “Ho accentuato la caduta, lo dico senza problemi”, aveva dichiarato, manifestando però anche un certo fastidio per quella che definiva una coltre di “falso perbenismo” calata sulla vicenda. Un tentativo di chiudere il cerchio che, evidentemente, non è bastato a placare gli animi degli opposti tifosi.

Gli strascichi di un Derby e la memoria dei tifosi

I riflettori, a questo punto, restano puntati sul prosieguo della stagione e sulle prossime uscite dell'Inter, con la curiosità di capire se questo accanimento nei confronti di Bastoni avrà una fine o se si trascinerà ancora a lungo. Quel che è certo è che il difensore, al netto delle contestazioni, sta continuando a fornire prestazioni di livello, dimostrando sul campo di saper convivere con la pressione e di non farsi intimorire da un pubblico avverso. Una resilienza che, sommandosi alle sue qualità tecniche, lo rende un elemento ancora più prezioso per i meccanismi di Cristian Chivu, subentrato in corsa sulla panchina nerazzurra. La sua capacità di rimanere concentrato nonostante i fischi è stata del resto notata e sottolineata anche da Ravezzani, che nel suo post ha voluto riconoscergli questo merito, in un panorama dove spesso si tende a sottolineare solo gli aspetti negativi.

La partita contro il Como, di per sé, ha offerto poco spettacolo: un possesso palla sterile da parte dei lariani, incapaci di creare veri pericoli, e un'Inter attendista, forte del doppio risultato utile su tre in vista del ritorno a San Siro. Ma al di là dello 0-0 finale e delle considerazioni tattiche, l'immagine che rimane è proprio quella del pubblico che si accanisce su un singolo giocatore, quasi a volergli far pagare un conto che con quella magica notte di coppa ha ben poco a che fare. Un film già visto, che si ripete identico a se stesso e che rischia di trasformare Bastoni nel nuovo “antipatico” del calcio italiano, un ruolo scomodo che lui, con il suo comportamento in campo, sta cercando di ribaltare a sua favore, senza scomporsi e lasciando che siano i fatti a parlare per lui.

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