Olbia, morto dopo il taser: i carabinieri avevano avvertito Demartis tre volte prima di colpire
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Redazione Interno
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Gianpaolo Demartis, 57enne originario di Bultei, è morto per arresto cardiaco sabato scorso a Olbia dopo essere stato fermato con il taser dai carabinieri, intervenuti a seguito di diverse segnalazioni di aggressioni nel rione di Santa Mariedda. I militari, che lo avevano intimato più volte di desistere prima di usare l’arma elettrica, sono ora indagati per omicidio colposo: si tratta del capo pattuglia e dell’agente che ha materialmente azionato il dispositivo.
Quello di Olbia non è un caso isolato. Solo nell’ultima settimana, tre persone sono decedute dopo essere state colpite dal taser. A Pescara, un trentenne ha perso la vita per un collasso cardiocircolatorio pochi minuti dopo l’intervento della polizia, impegnata a sedare una lite. Poche ore prima del fatto sardo, nel genovese era spirato un 41enne di origini albanesi, bloccato con più scariche durante un’operazione dei carabinieri.
Sul caso di Demartis, la Procura di Tempio Pausania ha disposto l’autopsia – prevista per giovedì – mentre i due militari sono stati iscritti nel registro degli indagati, sebbene il ministro dell’Interno Matteo Salvini abbia difeso il loro operato, sostenendo che «hanno fatto il loro dovere». Le indagini dovranno ora accertare se l’uso del taser, strumento concepito per neutralizzare senza uccidere, sia stato proporzionato o abbia contribuito, insieme ad altre concause, all’esito fatale.




