Silvi paese, la frana inghiotte una villetta: paura e salvataggi tra le macerie del terremoto di terra

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il tempo, a Silvi paese, non scorre più secondo i ritmi scanditi dalle lancette dell’orologio, ma segue il lento e inesorabile scorrere del fango verso valle. Da settimane, nella frazione collinare di Santa Lucia, un movimento franoso – che alcuni residenti, nel tentativo di dare un nome alla loro angoscia, hanno accostato al disastro di Niscemi – tiene sotto scacco il territorio, trasformando la vita quotidiana in una costante attesa di nuovi cedimenti. E se fino a ieri l’emergenza sembrava confinata alla chiusura di un tratto della strada provinciale 29 e allo sgombero di due nuclei familiari, la giornata di oggi, sabato 28 marzo, ha segnato una drammatica accelerazione, spazzando via ogni parvenza di normalità.

Le cinque ore che hanno salvato delle vite

L’allarme, in realtà, era già scattato nelle prime ore del mattino quando, intorno alle 7.15, i volontari della Protezione civile hanno iniziato a bussare alle porte delle abitazioni ritenute a rischio. Una di queste, una palazzina nella quale i residenti vivevano “relativamente tranquilli” – non essendo stata inclusa nelle precedenti liste di evacuazione – è stata improvvisamente sgomberata. Una decisione, quella dei soccorritori, dettata dall’evoluzione del fronte franoso, un fronte che i tecnici descrivono come in continua espansione e che ormai si estende per circa ottanta metri. L’intuizione dei volontari si è rivelata tragica e provvidenziale: alle 13.15, nemmeno cinque ore dopo l’abbandono forzato, la struttura è crollata su se stessa, sollevando una densa colonna di polvere grigia nel cielo di Teramo. Nessuno, fortunatamente, è rimasto ferito, ma l’immagine della villetta che si sgretola rimarrà a lungo impressa nella memoria di chi ha assistito alla scena, un simbolo tangibile della fragilità del terreno su cui poggia l’intero borgo.

Lo scenario del disastro e le verifiche tecniche

Il quadro che si presenta agli occhi dei soccorritori è quello di un vero e proprio fronte di guerra geologico. La carreggiata della provinciale non è più semplicemente fessurata, ma è completamente sprofondata, inghiottendo alberi e asfalto in una voragine che sembra allargarsi minuto dopo minuto. La situazione, descritta dal direttore della Protezione Civile abruzzese Maurizio Scelli come “molto difficile, ma sotto controllo”, ha richiesto un immediato dispiegamento di mezzi e competenze. Sul posto, oltre ai vigili del fuoco del distaccamento di Roseto degli Abruzzi, sono all’opera geologi e tecnici che utilizzano droni per sorvolare l’area interdetta, cercando di comprendere la dinamica esatta di un dissesto che, va ricordato, affonda le sue radici in una storica fragilità idrogeologica della zona. Il sindaco, Andrea Scordella, ha già annunciato che il perimetro della “zona rossa” potrebbe estendersi ulteriormente, dato che altri stabili mostrano segni evidenti di cedimento strutturale.

Le conseguenze immediate sulla vita del borgo

La scossa, seppur silenziosa rispetto a un terremoto, ha avuto effetti immediati sulla routine amministrativa e sociale del paese. In via precauzionale, il primo cittadino ha firmato un’ordinanza che dispone la chiusura delle scuole per i prossimi tre giorni, un provvedimento necessario per consentire verifiche statiche approfondite sugli edifici pubblici e per limitare la circolazione di mezzi pesanti e persone in una viabilità ormai compromessa. Per le famiglie evacuate – circa cinque nuclei familiari coinvolti direttamente, anche se il numero potrebbe salire – si apre ora l’incubo dello sfollamento, mentre la regione cerca di coordinare gli aiuti e i primi interventi di messa in sicurezza. Se il terreno ha smesso di tremare, la paura, tra gli abitanti di Santa Lucia, è destinata a restare a lungo.

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