Frana a Silvi, conti e polemiche dopo il crollo: 4 milioni di danni, in arrivo i sensori

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Silvi si risveglia ancora una volta sotto il segno della paura, con il terreno che continua a tradire la sua storia millenaria. Il giorno dopo il crollo che ha polverizzato quattro palazzine, nella zona di contrada Santa Lucia, si cerca di mettere ordine tra le macerie materiali e quelle, forse più difficili da rimuovere, del rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni. Una prima, seppur parziale, stima dei danni parla di circa 4 milioni di euro, una cifra destinata probabilmente a salire, considerata la fragilità di un versante che, come si è visto, non ha bisogno di molto per trasformarsi in una voragine.

La tragedia, com’è noto, è stata sfiorata per un soffio. Cinque nuclei familiari hanno perso tutto, ma non la vita, grazie a un tempestivo intervento della Protezione Civile che, nelle prime ore di sabato, ha sollecitato l’abbandono di un edificio poi rivelatosi fatale. Eppure, mentre si attendono i risultati degli accertamenti geologici affidati a un pool di tecnici e all’Università, è già battaglia politica e mediatica sulle responsabilità. A infiammare il clima ci ha pensato un acceso botta e risposta tra il sindaco Andrea Scordella e Giulio Golia, inviato delle Jene, un confronto dai toni vibranti andato in onda mentre il paese cercava di fare i conti con lo smottamento.

Il cuore della disputa ruota attorno alla tempestività dell’allarme. Golia ha puntato il dito sull’evidenza che i segnali premonitori – crepe nell’asfalto, muretti che cedevano – erano visibili da tempo, tanto che le prime due abitazioni erano state sgomberate già il 25 gennaio. Il sindaco ha difeso l’operato dell’amministrazione, rivendicando il lavoro dei tecnici e spiegando che, nella mattinata del crollo, fu proprio una segnalazione al tecnico comunale a far scattare l’ordine di evacuazione immediata, prima ancora che fossero gli stessi residenti, svegliati da sinistri scricchiolii, a mettersi in salvo. “Alle sette e un quarto, quando è arrivata la chiamata, il tecnico comunale, la prima cosa che gli ha detto è di uscire immediatamente”, ha tagliato corto il primo cittadino, respingendo le insinuazioni di superficialità.

Intanto, mentre la polemica si consuma a distanza, la macchina dei soccorsi e della prevenzione prova a tenere il passo con un fronte franoso in continua evoluzione. Il Comune ha disposto la sospensione delle attività didattiche per tre giorni – un provvedimento che riguarda la primaria di Silvi Paese e l’infanzia “Belfiore” – per permettere verifiche di sicurezza più approfondite. A partire da domani, l’area sarà presidiata da una rete di sensori: strumenti fondamentali, questi, che serviranno a monitorare in tempo reale gli spostamenti del terreno, in attesa di interventi strutturali ben più complessi che riguarderanno non solo gli edifici ma anche il sistema viario, con la provinciale 29/b squarciata in più punti.

Un territorio fragile sotto la lente degli inquirenti

Lo scenario che si apre ora di fronte ai tecnici è quello di un’area collinare – quella di Silvi Alta – da tempo soggetta a dissesti, ma che con l’accelerazione di sabato ha mostrato un volto inedito e aggressivo. Il movimento franoso, che interessa una fascia di circa ottanta metri di versante, non ha risparmiato nemmeno una palazzina che fino a poche ore prima del crollo non figurava nemmeno tra quelle considerate a rischio maggiore. Questa imprevedibilità, certificata dal cedimento delle fondamenta e dal crollo del tetto avvenuto in poche ore, solleva interrogativi complessi riguardo le cause profonde del dissesto.

Se da un lato il sindaco Scordella invita ad attendere le analisi dei periti per chiarire le dinamiche geologiche, invitando alla prudenza di fronte a ipotesi affrettate, dall’altro non manca chi comincia a tracciare percorsi investigativi. Le infiltrazioni d’acqua nel sottosuolo – legate forse a criticità della rete fognaria – sono tra le piste più battute, sebbene ufficialmente al momento non ci siano certezze. Quello che appare certo è la necessità di un intervento straordinario: il presidente della Regione, Marco Marsilio, ha garantito il massimo impegno per reperire fondi statali e regionali, sottolineando l’efficienza della macchina della Protezione Civile, diretta sul posto da Maurizio Scelli fin dalle prime luci dell’alba.

Ma al di là delle cifre e dei provvedimenti, c’è una comunità che fatica a riconoscersi. I residenti della zona, quelli che hanno visto il loro mondo sgretolarsi in poche ore, parlano di isolamento. “Silvi è di fatto isolata, con collegamenti interrotti e disagi diffusi per i cittadini”, denunciano alcuni di loro, già pronti a costituirsi in un comitato per chiedere risposte chiare e, soprattutto, per essere parte attiva delle decisioni che riguarderanno il futuro del loro quartiere.

La strada provinciale chiusa, le crepe che ancora si allargano e la presenza costante di vigili del fuoco e tecnici raccontano una normalità sospesa, quella di un borgo appeso a un crinale. Il sistema di monitoraggio che entrerà in funzione nelle prossime ore rappresenta un primo, indispensabile, tentativo di riprendere il controllo. Restano da definire le responsabilità, se ce ne sono, e soprattutto i tempi della messa in sicurezza definitiva, mentre la voce dei cittadini, quella che non si è fermata davanti alle scricchiolii del muro, chiede di essere ascoltata oltre la contingenza dell’emergenza.

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