Silvi, il giorno dopo la frana: danni per 4 milioni, in arrivo i sensori di monitoraggio. Il battibecco tra il sindaco e Golia delle Jene
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Redazione Interno
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Nel comune teramano di Silvi si procede, a poche ore dal drammatico cedimento che ha sconvolto la zona collinare, con il censimento dei danni causati dallo smottamento. Una prima, seppur provvisoria, stima dei danni parla di una cifra vicina ai 4 milioni di euro, frutto del crollo di quattro palazzine e delle infrastrutture viarie circostanti. Un bilancio che, per quanto pesante sul piano patrimoniale, viene considerato quasi un “miracolo” se rapportato alla dinamica degli eventi: gli inquilini dell’edificio più colpito erano infatti usciti dagli appartamenti poco prima che le fondamenta cedessero, scampando a una tragedia che avrebbe coinvolto cinque nuclei familiari. Il Comune, in attesa di valutazioni più approfondite sulla staticità del terreno, ha già disposto la sospensione delle attività didattiche per tre giorni, una misura precauzionale che riflette l’alto livello di allerta che ancora grava sul versante di Santa Lucia, dove alcune altre abitazioni erano state evacuate già lo scorso 25 gennaio.
Il sistema di monitoraggio e l’origine del dissesto
A partire dalle prossime ore, l’area interessata dal fronte franoso sarà dotata di una rete di sensori: strumentazioni tecniche pensate per rilevare in tempo reale anche i minimi movimenti del terreno, offrendo così un margine di sicurezza maggiore in attesa degli interventi strutturali di bonifica e messa in sicurezza. Sulle cause scatenanti il fenomeno, invece, il dibattito resta acceso. L’ipotesi più accreditata, quella di un’infiltrazione d’acqua legata a criticità della rete fognaria, è stata prontamente respinta dal primo cittadino, Andrea Scordella, che ha invitato a non anticipare le conclusioni dei periti. Saranno infatti i tecnici specializzati, coadiuvati anche dall’Università, a dover chiarire se il dissesto sia riconducibile a condizioni geologiche naturali particolarmente critiche o a una combinazione di fattori antropici e idrici che hanno progressivamente minato la tenuta del crinale.
Il confronto acceso con Giulio Golia
La tensione legata all’emergenza è emersa chiaramente in un acceso battibecco tra il sindaco Scordella e Giulio Golia, inviato della trasmissione televisiva “Le Iene”, accorso sul posto per documentare quanto accaduto. Al centro del diverbio, la tempistica degli allarmi e la gestione delle evacuazioni. Golia, nel suo intervento, ha sottolineato come il rischio fosse noto da tempo – segnalato da crepe evidenti nell’asfalto e da muretti ormai spanciati – e come l’evacuazione dell’edificio poi crollato fosse avvenuta solo grazie all’iniziativa autonoma dei residenti, svegliati da scricchiolii sospetti. La replica del sindaco è stata netta: ha rivendicato il ruolo decisivo del tecnico comunale, che alle prime ore della mattina – non appena avvisato – avrebbe intimato agli inquilini di abbandonare immediatamente le abitazioni. Scordella ha poi rimarcato la sua estraneità alle valutazioni tecniche specifiche, ribadendo che spetta a ingegneri e geologi, e non a un amministratore, stabilire i confini esatti dell’emergenza.
La dinamica del crollo e le operazioni di soccorso
La sequenza del crollo è stata rapida e violenta: sinistri scricchiolii hanno preceduto il cedimento delle fondamenta di una delle villette, che è scivolata a valle causando il collasso del tetto e del piano superiore. La vicina strada provinciale 29/b, già chiusa al traffico nei giorni precedenti dalla Provincia, ha subito l’apertura di una profonda voragine nel manto stradale. L’intervento tempestivo della Protezione Civile, guidato sul posto dal direttore dell’Agenzia regionale Maurizio Scelli, è risultato decisivo per scongiurare conseguenze peggiori. Sebbene il fronte franoso fosse costantemente monitorato, l’accelerazione improvvisa del movimento ha sorpreso gli esperti: l’abitazione crollata non rientrava, fino a poche ore prima, tra quelle classificate come più esposte al pericolo di cedimento imminente.




