La Consulta affossa la legge sui Ncc, Uber esulta e Salvini prende un colpo

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La Corte costituzionale, con la sentenza 163 del 4 novembre 2025, ha dichiarato l'illegittimità della legge 12/2019, quella che, voluta fortemente dal ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, imponeva una serie di restrizioni all'attività dei noleggi con conducente a vantaggio della categoria dei tassisti. I giudici della Consulta hanno stabilito, in una decisione che riecheggia come uno smacco politico per il leader leghista, che lo Stato ha oltrepassato i propri poteri, valicando i limiti della sua competenza in materia di 'tutela della concorrenza' e andando a regolare, di fatto, l’esercizio di un servizio che ricade invece nella materia di competenza regionale del 'trasporto pubblico locale'. Un'invasione di campo, dunque, che ha portato alla cancellazione di quei paletti che, secondo molti osservatori, finivano per proteggere una categoria a discapito di un'altra, congelando il mercato.

Il ruolo dell'Associazione e l'Amicus Curiae

All'esito della sentenza, che oggi fa esultare le grandi piattaforme come Uber e le imprese del settore, ha contribuito in maniera significativa l'Associazione Nazionale Imprese Trasporto Viaggiatori. La sua presenza non fu meramente formale in udienza lo scorso 23 settembre, ma si concretizzò in un'azione ben più incisiva: l'associazione, infatti, partecipò al fianco della Regione Calabria depositando un Amicus Curiae, una memoria di parti terze, presso la stessa Corte. È degno di nota, e la cosa non passa inosservata negli ambienti forensi, che molti degli aspetti sviluppati nella memoria stilata dagli avvocati dello studio Hogan Lovells siano stati ripresi e fatti propri dai giudici nel testo definitivo della Sentenza 163, a dimostrazione della solidità delle argomentazioni portate da chi chiedeva una liberalizzazione del settore.

La rivendicazione di Occhiuto e la reazione politica

La decisione della Corte, che restituisce autonomia alle regioni nella disciplina degli Ncc, è stata immediatamente rivendicata come una "sacrosanta vittoria" da Roberto Occhiuto, presidente forzista della Calabria, in un episodio che svela le crepe nella coalizione di governo. Il colpo, sferrato per interposti taxi, ha infatti scatenato la furente reazione del Carroccio, lasciando trapelare tutto il disappunto di Salvini per una sconfitta che mina una delle sue battaglie politiche più visibili. La sentenza, senza dubbio, mette in seria difficoltà il vicepremier, ridimensionando la sua capacità di dettare l'agenda su un tema caldo e profondamente divisivo, mentre dall'altra parte si schierano forze politiche e economiche che spingono per un'ampliamento della concorrenza.

Le conseguenze sul mercato dei trasporti

Con questo verdetto, il quadro normativo ritorna a essere fluido, demandando alle singole regioni il compito di legiferare sulla materia e di stabilire, ciascuna nel proprio territorio, le regole per lo svolgimento del servizio di noleggio con conducente. Si apre, conseguentemente, una fase di incertezza ma anche di potenziale rinnovamento, in cui le amministrazioni regionali sono chiamate a bilanciare le esigenze di diversi attori. Da una parte, c'è la necessità di non soffocare l'innovazione e di garantire ai cittadini una più ampia scelta di mobilità; dall'altra, persistono le legittime richieste di tutela di un settore, quello dei taxi, che teme l'erosione del proprio mercato tradizionale. La parola, adesso, passa ai legislatori regionali, ai quali spetta il delicato compito di tracciare la nuova frontiera del trasporto pubblico locale su strada.

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