La Consulta boccia il decreto di Salvini sugli ncc, vince la Calabria
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Redazione Interno
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Con una pronuncia che, senza mezzi termini, definisce l’ingerenza statale come un oltrepassare i limiti costituzionali, la Corte Costituzionale ha dato piena ragione alla Regione Calabria, la quale si era opposta a un decreto interministeriale – fortemente voluto dal ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini – che imponeva una serie di vincoli stringenti all’attività di noleggio con conducente. I giudici della Consulta, valutando la legittimità di quel provvedimento, hanno stabilito che lo Stato, nel dettare quelle norme, ha invaso la sfera di competenza riservata alle Regioni in materia di trasporto pubblico locale, producendo di fatto, con quelle restrizioni, un ostacolo sproporzionato per un settore che, com’è noto, trova in piattaforme internazionali come Uber una delle sue espressioni più dinamiche.
Cadono così, per essere giudicati incostituzionali, alcuni degli obblighi più discussi introdotti lo scorso anno. Tra di essi, spiccava l’imposizione di far trascorrere almeno venti minuti tra la prenotazione del servizio e l’effettivo inizio della corsa, una misura che, salvo alcune eccezioni legate al punto di partenza del veicolo, di fatto impediva la corsa immediata. Viene meno, altresì, il divieto per agenzie di viaggio e tour operator di stipulare contratti di durata con gli operatori del noleggio, un canale importante per molti di loro. Infine, viene cancellato l’obbligo di utilizzo esclusivo del cosiddetto foglio di servizio elettronico, un registro digitale gestito da un’applicazione di proprietà del Ministero dei Trasporti, che molti ritenevano un’inutile complicazione burocratica.
La motivazione fondamentale della sentenza, che ne costituisce il perno giuridico, risiede nella netta distinzione tra le competenze legislative. Il governo, sostenendo di agire per la “tutela della concorrenza” – ambito di sua spettanza – aveva giustificato l’intervento normativo. La Corte, però, ha ritenuto che quelle disposizioni, nel regolamentare minutamente l’esercizio del servizio, andassero ben oltre, finendo per disciplinare aspetti operativi che ricadono sotto la voce “trasporto pubblico locale”, la quale, come stabilito dalla Carta, è di competenza regionale. È questa, per i giudici, la ragione per cui il decreto è viziato alla radice, avendo lo Stato valicato i propri poteri.




