Ex di Ubisoft Osaka: "La DEI non c'entra con i nostri problemi, il malessere è più profondo"

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   Mentre i piani di ristrutturazione di Ubisoft continuano a far discutere, con sei titoli cancellati, sette rinvii e una riorganizzazione che ha coinvolto diversi studi, un ex game designer dello studio giapponese di Osaka è intervenuto per smentire una delle critiche più ricorrenti emerse nelle discussioni online. Kensuke Shimoda, che ha lavorato per il publisher francese, ha voluto chiarire pubblicamente come le iniziative interne volte a promuovere diversità, equità e inclusione non abbiano alcuna correlazione con le difficoltà attuali dell'azienda, contrariamente a quanto sostenuto da alcune voci nella rete.

La rabbia silenziosa dietro un progetto cancellato

Il peso di quelle decisioni aziendali, che alcuni liquidano con spiegazioni ideologiche, si misura invece sulle persone che quei progetti li vivevano. Lo ha dimostrato, in modo plateale e sofferto, l'attrice Eman Ayaz, la quale ha raccontato sui social di aver appreso dalla rete la cancellazione del remake di "Prince of Persia: Le Sabbie del Tempo", a cui ha prestato la propria voce e il proprio volto per oltre tre anni. Definendo l'accaduto come il momento più devastante della sua carriera, Ayaz ha descritto la frustrazione di non poter nemmeno parlare apertamente del lavoro svanito, costretta da un accordo di riservatezza a esprimersi solo per allusioni, mentre il suo impegno veniva archiviato.

Una crisi reale, lontana dalle polemiche superficiali

Shimoda, dal canto suo, ha insistito sul fatto che i programmi DEI abbiano semmai "migliorato le cose" all'interno della compagnia, creando un ambiente più rispettoso, e ha categoricamente escluso un loro impatto negativo sul crollo del Titolo azionario, che proprio in questi giorni ha toccato i minimi storici. La sua testimonianza punta il dito verso problemi di natura differente, strutturali e di mercato, che la dirigenza sta tentando di affrontare con quello che ha definito un "reset aziendale maggiore". Una mossa che, al di là delle chiacchiere da social, mira a riacquisire una leadership creativa in un settore sempre più competitivo e costoso.

Le vere sfide del reset aziendale

Quello che emerge, al di là delle singole voci, è il quadro di una transizione dolorosa e complessa. La riorganizzazione, che passa attraverso modifiche sostanziali alla pipeline di sviluppo e alla roadmap dei giochi, rappresenta una delle trasformazioni più significative degli ultimi anni per il colosso francese. Un processo che comporta scelte drastiche, come la chiusura di due studi e tagli in altre sedi, il cui obiettivo dichiarato è tornare a essere protagonisti nel mercato AAA. Decisioni che, come nel caso del remake di Prince of Persia, lasciano dietro di sé un pesante strato di delusione e domande sul futuro operativo della società.

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