Una voce dalle ceneri: l'attrice e il remake di Prince of Persia cancellato

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   Tra i comunicati ufficiali e i piani di ristrutturazione, spesso sfugge il volto umano di chi ha lavorato per anni su progetti poi abortiti. È il caso di un'attrice che, dopo aver prestato la propria voce e il proprio movimento per tre anni al remake di Prince of Persia: The Sands of Time, ha appreso la cancellazione del Titolo navigando sul web, in un racconto pubblico che ha definito quell’istante "il momento più devastante" della sua carriera. Un episodio che, al di là delle strategie aziendali, illumina con crudo realismo il costo umano delle decisioni prese negli uffici dirigenziali, quando intere fette di lavoro creativo vengono annullate con un tratto di penna, lasciando professionisti nello sconcerto di un impegno svanito nel nulla.

La grande riorganizzazione: un "reset" per tornare leader

Quella cancellazione, del resto, non è un incidente isolato ma parte di un disegno molto più ampio, che Ubisoft ha apertamente definito un "major company reset". L'obiettivo dichiarato è ambizioso: riconquistare una leadership creativa nel settore AAA e rispondere a una concorrenza sempre più agguerrita. Per farlo, il colosso francese ha avviato una trasformazione radicale della propria organizzazione, modificando in profondità la pipeline di sviluppo e l'intera roadmap dei giochi. Un riassetto epocale, che tuttavia comporta scelte dolorose, alcune delle quali già attuate: la chiusura forzata di due studi, l'interruzione di sei progetti – tra cui, appunto, il rifacimento del classico persiano – e il rinvio di altri sette titoli, in un movimento che ridisegna la mappa interna dell'azienda.

Il nuovo assetto: Creative Houses e il supporto di una rete

Al centro di questa nuova architettura operativa vengono poste le cosiddette "Creative Houses", team dedicati a specifiche saghe o proprietà intellettuali, cui si affiancherà un "Creative Network" di studi di supporto. Quest'ultimo, secondo le intenzioni del publisher, fornirà alle case creative risorse tecniche, controllo di qualità e altre competenze di sviluppo, in una logica di condivisione delle capacità su tutto il portafoglio aziendale. Una riorganizzazione che, nelle previsioni della compagnia, dovrebbe garantire processi più rapidi e una migliore allocazione delle specializzazioni, sebbene il timore di licenziamenti aleggi tra i dipendenti, molti dei quali si interrogano sulla propria collocazione in questo nuovo ecosistema.

La reazione del personale: lo sciopero contro gli esuberi

Proprio la paura di perdere il posto di lavoro ha spinto i sindacati francesi del settore a votare all'unanimità per una protesta organizzata. Lo sciopero, fissato tra il 10 e il 12 febbraio 2026, rappresenta una risposta diretta ai licenziamenti legati alla ristrutturazione, il cui primo effetto concreto è già misurabile in duecento posizioni eliminate nella sede di Parigi. Una reazione che segnala come il "reset" aziendale, pur mirando a un rilancio competitivo, generi al suo interno tensioni e resistenze, in un clima di incertezza che dalle stanze degli amministratori si estende agli open space dove si creano i videogiochi.

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