Il remake di Prince of Persia cancellato, l’attrice: "Scoperta dal web, è stato devastante"

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   La notizia, giunta come un fulmine a ciel sereno la scorsa settimana, ha lasciato un solco profondo non solo tra gli appassionati in attesa da anni, ma anche e soprattutto tra coloro che al progetto avevano dedicato anima e Corpo. Eman Ayaz, l’attrice che avrebbe prestato la propria interpretazione al remake di Prince of Persia: Le Sabbie del Tempo, ha descritto senza mezzi termini l’accaduto come “il momento più devastante” della sua carriera, gettando una luce cruda e personale su quelle che, altrimenti, restano mere voci di corridoio o freddi comunicati stampa. Una scelta, quella di Ubisoft, che continua a apparire singolare se si considera che il Titolo, secondo tutte le indicazioni emerse nel corso degli ultimi mesi, sembrava ormai prossimo a vedere la luce.

La scoperta amara attraverso uno schermo

Ciò che colpisce, e non poco, è il modo in cui la Ayaz abbia appreso della fine del suo lavoro triennale: non attraverso una comunicazione interna dell’azienda, bensì da un articolo sul web che le è stato segnalato dal fratello. Pur vincolata da un accordo di riservatezza che le impedisce di parlare esplicitamente del gioco, ha voluto condividere pubblicamente il proprio smarrimento in un video, rivelando come l’intero team di sviluppo fosse diventato per lei una seconda famiglia. Un dettaglio, questo, che rende la cancellazione ancor più amara, trasformandola da mera decisione strategica in un evento che lacera rapporti umani e professionali coltivati con dedizione.

Il contesto dei tagli e della ristrutturazione

La chiusura del remake non è, del resto, un episodio isolato ma si inserisce in un quadro più ampio e turbolento. Ubisoft, dopo aver annunciato un profondo “reset” aziendale, ha infatti comunicato la cancellazione di ben sei titoli in sviluppo e ha avviato una complessa opera di ristrutturazione del personale. Nel quartier generale di Parigi, in particolare, l’azienda propone di eliminare fino a duecento posizioni, una cifra che corrisponde a circa il 18% dello staff della sede, attraverso accordi di risoluzione consensuale. Si tratta, in sostanza, di uscite volontarie che consentono alla compagnia di ridurre l’organico senza dover ricorrere, almeno formalmente, a licenziamenti collettivi, un metodo che mitiga gli impatti legali ma non certo quelli sul morale e sulla vita delle persone coinvolte.

Le onde d’urto nel settore

Queste dinamiche, se da un lato riflettono le difficoltà e le scelte spesso spietate dell’industria videoludica contemporanea, dall’altro lasciano trapelare il costo umano che si cela dietro ad esse. La testimonianza dell’attrice funge da potente monito, mostrando come le ripercussioni di certe decisioni aziendali si estendano ben al di là dei bilanci o dei piani di marketing, arrivando a toccare la sfera più intima e personale dei creativi. Il caso del remake di Prince of Persia, quindi, cessa di essere una semplice notizia da rubrica specializzata per trasformarsi in un emblematico studio di come gli assetti rate, quando mutano in modo così repentino e radicale, finiscano per travolgere progetti e passioni, lasciando dietro di sé, come in questo caso, soprattutto delusione e domande senza risposta.

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