Oro in calo verso i 4.300 dollari, l'inflazione Usa riaccende le attese sui tassi Fed
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Redazione Economia
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L'oro apre la settimana sotto pressione sui mercati internazionali delle materie prime. Nella prima parte della sessione europea di lunedì il metallo giallo viene scambiato a 4.331,84 dollari l'oncia, in flessione dello 0,4% rispetto alle rilevazioni precedenti, mentre i futures sull'oro con consegna a dicembre arretrano dello 0,8% a 4.371,65 dollari.
Il movimento ribassista arriva dopo che i dati sull'inflazione statunitense, superiori alle attese, hanno aumentato le aspettative del mercato per un rialzo dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve già questa settimana, in un contesto segnato dal rafforzamento del dollaro e dai prezzi del petrolio in forte ascesa.
Il quadro macroeconomico dietro la flessione
La pressione sull'oro riflette un mutamento delle aspettative sulla politica monetaria americana. Il presidente della Fed, Kevin Warsh, aveva già indicato a fine agosto che l'inflazione rimane troppo elevata e che l'obiettivo del 2% non è in discussione, aprendo la strada a un possibile rialzo del costo del denaro. Le quotazioni del petrolio, nel frattempo, continuano a correre: il Brent viene trattato sopra i 107 dollari al barile e il Wti supera quota 102 dollari, con un rialzo di oltre il 6% su base giornaliera.
L'accelerazione dei prezzi energetici alimenta i timori di nuove spinte inflazionistiche, spingendo gli investitori a ridurre l'esposizione verso i beni che non generano redditi da interessi, come appunto il metallo prezioso.
Sul fronte obbligazionario, i rendimenti dei titoli di Stato statunitensi sono risaliti, rendendo meno attrattivo l'oro rispetto ad alternative che garantiscono un rendimento certo. Il dollaro, dal canto suo, ha guadagnato terreno nei confronti delle principali valute, penalizzando ulteriormente le quotazioni del metallo giallo, tradizionalmente denominato in biglietto verde.
Secondo quanto riportato da analisti di mercato, la correzione in corso va letta come una reazione al cambiamento del costo del denaro più che come una rivalutazione del ruolo di lungo periodo dell'oro nei portafogli d'investimento.
I livelli tecnici da monitorare
Nella seduta di venerdì 11 settembre l'oro aveva già testato l'importante supporto grafico posto a quota 4.330 dollari, compiendo poi un veloce recupero intraday. Nonostante quel rimbalzo, la situazione tecnica di breve periodo rimane contrastata: prima di poter avviare un trend rialzista di una certa consistenza sarà necessaria un'adeguata fase di riaccumulazione. Il livello compreso tra 4.200 e 4.400 dollari rappresenta, secondo diversi analisti, un'area da monitorare con attenzione fino alla fine dell'anno in uno scenario prudente.
La flessione dell'oro si inserisce in un contesto più ampio di volatilità per le materie prime. I prezzi del petrolio hanno registrato nuovi massimi in seguito all'aumento delle tensioni in Medio Oriente, con la minaccia degli Houthi a una delle rotte marittime più importanti dell'area che ha fatto impennare le quotazioni del greggio. L'aumento dei prezzi energetici si riflette anche sui carburanti alla pompa: la benzina ha superato quota 2,1 euro al litro e il gasolio ha toccato i 2,2 euro, con ulteriori rialzi attesi per la giornata di martedì.
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