Firenze, l’affitto breve “invasione” e la stretta fiscale in arrivo
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Redazione Interno
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"È invasione. Sono cresciuti del 44%". La definizione, netta, arriva da alcuni consiglieri comunali, i quali, analizzando i dati, hanno rilevato come in un solo anno gli alloggi destinati a locazioni di pochi giorni siano passati da 931 a 1377, un balzo che ridisegna il tessuto abitativo di interi quartieri. Questo fenomeno, distinto dai bed and breakfast per una normativa più snella – che contempla vincoli minori sulla metratura, sulla durata massima della permanenza e su un regime fiscale agevolato – rappresenta ormai una realtà consolidata, seppur controversa, nelle grandi città d’arte.
Il nuovo confine tra privato e impresa
Con la prossima legge di Bilancio, il quadro normativo subirà una profonda revisione, introducendo un meccanismo che, al di là dell’aumento del prelievo fiscale, mira a ridefinire la linea di confine tra la gestione del proprio patrimonio e l’esercizio di un’attività imprenditoriale vera e propria. La riforma, che entrerà in vigore a partire dal primo gennaio, stabilisce infatti che, a partire dal terzo immobile dato in locazione turistica, scatterà l’obbligo di aprire una partita Iva, poiché si presumerà automaticamente l’intento commerciale. Una misura, questa, che va a toccare solo una fetta del mercato – si parla di poche migliaia di case – ma che segna un cambio di passo chiaro nelle intenzioni del legislatore, il quale cerca di porre un argine a quelle che, pur nella legalità, sono percepite come distorsioni del mercato degli affitti residenziali.
La reazione degli host e il nodo amministrativo
Dalle parti di chi gestisce gli alloggi, però, la risposta non si fa attendere e assume i toni di una contestazione precisa. "Il Comune ci risponda. Cosa fate per i residenti?", chiedono gli host, sottolineando come a Firenze il blocco alle nuove locazioni turistiche nell’area Unesco sia attivo da oltre due anni senza che, a loro dire, si siano visti miglioramenti tangibili nella vita di chi abita in centro. Prima di estendere ulteriormente i divieti verso zone periferiche, chiedono conto dei risultati ottenuti in termini di vivibilità e di incremento della popolazione stabile. A questa possibile estensione dei vincoli, del resto, potrebbero presto aggiungersi ulteriori regolamentazioni a livello regionale e comunale, chiamate a disciplinare gli aspetti amministrativi e urbanistici di un settore in costante evoluzione.
Le prospettive e i rischi del nuovo regime
Il risultato complessivo di questa stretta, che unisce interventi fiscali nazionali a possibili restrizioni locali, rischia di essere un sistema contraddittorio. Da un lato, l’intento è chiaramente quello di riportare sul mercato abitazioni a lungo termine e di contrastare fenomeni di elusione; dall’altro, si corre il pericolo concreto di ridurre l’offerta regolare senza per questo scoraggiare del tutto la domanda, spingendo piuttosto verso soluzioni alternative e ancor meno tracciabili. Un equilibrio delicato, il cui esito dipenderà molto dall’applicazione concreta delle norme e dalla capacità di dialogo tra le diverse parti in causa, in un contesto – quello delle città sotto pressione turistica – dove gli interessi economici e le esigenze sociali si confrontano quotidianamente.




