Intesa Sanpaolo studia l'esposto alla Consob sulle doppie offerte di Mps

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La partita per il controllo del sistema bancario italiano si arricchisce di un nuovo, decisivo capitolo legale. Mentre il consiglio di amministrazione di Mps, guidato da Luigi Lovaglio, ufficializzava il lancio delle due offerte pubbliche di scambio su Banco Bpm e Banca Generali, nella sede di Intesa Sanpaolo i legali del gruppo guidato da Carlo Messina erano già al lavoro per vagliare i dettagli dell’operazione.

L'obiettivo, secondo quanto si apprende da fonti vicine al dossier, è valutare la fondatezza di un esposto alla Consob, l'autorità di vigilanza sui mercati, per presunte violazioni delle norme che regolano le comunicazioni al mercato e la cosiddetta "passivity rule".

I dubbi sulla passivity rule e la corretta informazione

Il nodo centrale del possibile ricorso all'autorità di vigilanza riguarda la tempistica e la sostanza delle dichiarazioni rese dal management di Monte dei Paschi. In particolare, gli strali di Intesa Sanpaolo si concentrerebbero sulla sequenza delle comunicazioni ufficiali e delle indiscrezioni che hanno preceduto l'annuncio delle due operazioni.

La banca guidata da Carlo Messina, che lo scorso giugno ha lanciato un'offerta pubblica di acquisto e scambio da 30,6 miliardi di euro sull'intero capitale del gruppo senese, ritiene che alcune mosse del Monte dei Paschi possano aver creato confusione e alterato le condizioni di parità informativa tra tutti gli azionisti coinvolti nelle diverse operazioni. Questa attenzione ai dettagli procedurali è particolarmente significativa in un contesto di offerte concorrenti, dove la chiarezza degli annunci è essenziale per la corretta formazione del prezzo dei titoli.

Il perimetro dell'offerta di Intesa e le mosse di Lovaglio

L'offerta di Intesa Sanpaolo su Mps, che prevede l'assegnazione di 1,6 azioni di nuova emissione e un euro in contanti per ogni titolo portato in adesione, è stata strutturata per inglobare non solo la banca senese ma anche il suo patrimonio strategico, rappresentato dalla quota di controllo in Mediobanca e, attraverso questa, dalla partecipazione in Generali.

Per rendere più agevole il percorso dell'operazione, il gruppo di Carlo Messina ha inoltre raggiunto un accordo con Unipol per la cessione, in caso di successo dell'opas, di un'entità bancaria autonoma che includerebbe il marchio Mps, 635 filiali e una parte delle strutture centrali, al fine di rispondere preventivamente a eventuali rilievi antitrust.

In questa complessa architettura finanziaria, la reazione del numero uno di Mps, Luigi Lovaglio, non si è fatta attendere: il consiglio di amministrazione ha approvato una controffensiva, proponendo due offerte separate per un valore complessivo di circa 34 miliardi di euro, volte a rilevare il gruppo Banco Bpm e la società di private banking Banca Generali, un'operazione che, se portata a termine, modificherebbe in modo sostanziale l'assetto del settore.

Il ruolo della Consob nella tutela del mercato

La Consob, Commissione Nazionale per le Società e la Borsa, è l'autorità indipendente che vigila sul mercato finanziario italiano con il compito di garantire la trasparenza delle informazioni e la correttezza dei comportamenti degli operatori. Proprio per la sua funzione di presidio dell'integrità del mercato, l'eventuale esposto di Intesa Sanpaolo si concentrerebbe sull'analisi delle comunicazioni effettuate dal Monte dei Paschi, con l'obiettivo di accertare se vi siano state violazioni degli obblighi informativi che possano aver ingenerato dubbi negli investitori.

I legali del gruppo milanese stanno conducendo, come riferito da fonti qualificate, "accurati approfondimenti per valutare l'opportunità di rappresentare alla Consob osservazioni e considerazioni a tutela dell'integrità del mercato e della corretta informazione a tutti gli azionisti", un passaggio che sottolinea la delicatezza del momento, in cui la correttezza procedurale diventa un'arma competitiva tanto quanto gli aspetti economici delle offerte.

Al centro dell'attenzione vi sono le modalità con cui sono state rese note le offerte su Banco Bpm e Banca Generali e il rispetto delle regole che disciplinano i comportamenti di una società quotata quando è oggetto di una potenziale scalata, un tema che richiede un'analisi giuridica puntuale per valutare se le mosse di Lovaglio possano configurarsi come azioni difensive vietate senza l'approvazione preventiva dell'assemblea.

Il risiko bancario si sposta sul piano legale

La decisione di Mps di mettere in campo una doppia operazione rappresenta una mossa ardita per contrastare l'avanzata di Intesa Sanpaolo, che mira a rilevare la banca senese per consolidare la sua posizione di primo operatore del credito in Italia. L'offerta su Banco Bpm, terzo gruppo bancario italiano, e su Banca Generali, controllata da Assicurazioni Generali, è stata giustificata dalla dirigenza di Rocca Salimbeni come un'operazione di crescita dimensionale, finalizzata a creare un polo bancario in grado di competere su scala europea.

Tuttavia, per Intesa Sanpaolo, questa strategia non sarebbe altro che un tentativo di rendere più gravoso e complesso il successo della propria opas, sollevando dubbi sull'applicazione della "passivity rule", la regola che impone agli amministratori di una società oggetto di scalata di astenersi dall'adottare iniziative che possano compromettere la contendibilità del titolo senza il via libera degli azionisti.

Con la decisione di valutare un esposto alla Consob, Intesa Sanpaolo trasferisce quindi il campo di battaglia dal piano strettamente finanziario a quello giudiziario, un terreno sul quale la chiarezza delle norme e la loro interpretazione giocheranno un ruolo altrettanto decisivo per il futuro degli equilibri del sistema bancario italiano.

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