Webuild smentisce la richiesta di 22 miliardi di extracosti e presenta esposto alla Consob
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Redazione Economia
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Una notizia circolata nelle scorse ore, secondo cui il gruppo Webuild avrebbe avanzato al Governo una richiesta da 22 miliardi di euro per extracosti legati alle grandi opere, è stata categoricamente smentita dalla società. In una nota ufficiale diffusa nella giornata di oggi, 9 settembre, l'azienda guidata da Pietro Salini ha definito la ricostruzione "destituita di ogni fondamento", precisando che quanto inviato alle istituzioni competenti riguarda esclusivamente obbligazioni contrattuali già maturate.
Si tratta, nello specifico, di crediti per lavori eseguiti e certificati, oltre che di anticipazioni contrattuali previste dalla legge, elementi che non configurano alcuna nuova richiesta economica al di fuori degli accordi già in essere.
Il movimento del titolo e l'esposto all'autorità di vigilanza
La pubblicazione dell'articolo incriminato, apparso sulle pagine de "Il Fatto Quotidiano" con il titolo "Grandi opere: ora Webuild vuole 22 mld di extracosti", ha generato una reazione immediata sui mercati. Il titolo del gruppo ha registrato un decremento in concomitanza con la diffusione della notizia, un effetto che la società ha giudicato non solo ingiustificato ma anche "distorsivo".
Per questa ragione, Webuild ha formalizzato un esposto alla Consob ai sensi dell'articolo 185 del Testo Unico della Finanza, contestando la diffusione di informazioni che definisce "manifestamente false e prive di qualsiasi fondamento" e capaci di alterare sensibilmente l'andamento del prezzo del titolo.
I dettagli finanziari e la guidance confermata
Nel tentativo di fare chiarezza sugli aspetti tecnici che hanno originato le voci, l'azienda ha inoltre specificato la natura di un altro dato citato dalle ricostruzioni giornalistiche: il fabbisogno di cassa di breve termine, quantificato in circa 2,1 miliardi di euro. Webuild ha tenuto a precisare che tale importo è "direttamente ed esclusivamente collegato alla prosecuzione di quei cantieri in corso di esecuzione per conto della committenza pubblica", smentendo quindi che esista una carenza di liquidità autonoma del gruppo.
Al contrario, la società ha ribadito con forza la validità della guidance per l'anno in corso, confermando gli obiettivi economici e finanziari già comunicati al mercato.
Il contesto normativo e le comunicazioni riservate
Le precisazioni fornite da Webuild si inseriscono in un quadro normativo preciso, relativo alla gestione dei contratti di appalto pubblico e alle procedure di rendicontazione dei costi sostenuti. Le comunicazioni indirizzate alle istituzioni, che la società ha definito di "carattere riservato" e delle quali non è la fonte delle anticipazioni odierne, rappresentano un adempimento ordinario nella vita di un grande esecutore di opere pubbliche.
La richiesta di pagamento per lavori già eseguiti e certificati, così come le anticipazioni contrattuali, sono meccanismi fisiologici disciplinati dalla legge che non implicano, di per sé, una revisione straordinaria dei prezzi né un extra costo non previsto in origine.
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