Ferrero e Mastrolia, l’agroalimentare italiano punta in alto con acquisizioni e piani ambiziosi
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Redazione Economia
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Mentre l’amministrazione Trump ridisegna le regole dell’economia globale, le imprese italiane – quelle che hanno fatto della crescita il loro obiettivo primario – sembrano ignorare le incertezze del momento, lanciandosi in operazioni che testimoniano una vitalità inaspettata. Tra queste spiccano due realtà: Ferrero, il colosso di Alba noto al grande pubblico per la Nutella, e la famiglia Mastrolia, che prosegue senza sosta il suo percorso verso i 5 miliardi di ricavi entro il 2030.
Se per molti Ferrero resta legata alla celebre crema alle nocciole, il gruppo piemontese si è ormai trasformato in una multinazionale capace di competere sui mercati internazionali. Pur senza abbandonare le sue radici dolciarie, ha ampliato il proprio portafoglio fino a includere marchi storici, come dimostra l’acquisizione, per 3,1 miliardi di dollari, di WK Kellogg Co. L’operazione, interamente finanziata in contanti, porta sotto l’egida italiana il simbolo della colazione americana: i Corn Flakes, presenti in ogni hotel del mondo. Un colpo da maestro, che consolida ulteriormente la strategia di diversificazione avviata da Giovanni Ferrero già nel 2015, durante l’Expo di Milano.
Con questo passo, Ferrero non solo supera i 20 miliardi di fatturato, ma si conferma come la prima multinazionale italiana al di fuori del settore automobilistico. Un traguardo significativo per un’azienda che, pur mantenendo il controllo familiare, ha saputo espandersi senza perdere di vista la qualità e l’innovazione.
Parallelamente, la famiglia Mastrolia prosegue la sua scalata nel settore agroalimentare, puntando a quintuplicare i ricavi entro la fine del decennio. Sebbene meno conosciuta del gigante di Alba, la sua strategia appare altrettanto aggressiva, fondata su acquisizioni mirate e un’attenzione maniacale alla produzione.




