Made in Italy, le imprese italiane fanno shopping all’estero: Ferrero compra Kellogg’s e Plasmon torna in casa
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Redazione Economia
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Nonostante lo storico squilibrio tra investimenti stranieri in Italia e operazioni italiane all’estero, il made in Italy dimostra una capacità di espansione che pochi si aspettavano. L’ultimo caso, eclatante, è quello di Ferrero, che per 3,1 miliardi di dollari ha rilevato WK Kellogg Co, acquisendo alcuni dei prodotti più iconici del breakfast globale, dai Corn Flakes ai cereali che da decenni dominano le colazioni americane. Un’operazione definita «pietra miliare» dallo stesso Giovanni Ferrero, presidente esecutivo del gruppo, che punta a rafforzare la presenza negli Stati Uniti, mercato già cruciale per il colosso di Alba.
Quella di Ferrero non è però l’unica mossa rilevante. Dopo due mesi dall’acquisizione di Versace da parte di Prada, anche Plasmon – storica azienda di alimenti per l’infanzia – è tornata in mani italiane, segnando un ritorno che molti osservatori considerano simbolico. Se da un lato il settore agroalimentare italiano continua a primeggiare, con esportazioni che superano i 70 miliardi, dall’altro è la manifattura a mostrare un dinamismo inaspettato. Ferrero, in particolare, con questa operazione punta a superare i 20 miliardi di fatturato, consolidandosi come prima multinazionale italiana non legata all’automotive.
Le acquisizioni degli ultimi anni – da Nestlé a Burton’s Biscuits – hanno trasformato radicalmente il gruppo, che da azienda familiare è diventato un player globale. L’acquisto di Kellogg’s, però, rappresenta un salto di qualità: non solo per l’entità dell’investimento, ma per il valore simbolico di un marchio che ha scritto la storia della colazione moderna. Se gli alberghi di tutto il mondo servono Corn Flakes da decenni, ora quel simbolo è italiano.




