Ferrero compra Kellogg, i cereali della colazione diventano italiani
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Redazione Economia
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A volte, la storia si ripete per caso. Come accadde nel 1898, quando Will Keith Kellogg, lavorando in un sanatorio del Michigan, lasciò per errore della pasta di frumento a fermentare durante la notte. Invece di scartarla, la stese, la infornò e ottenne dei fiocchi croccanti dal sapore di nocciola: nascevano così i Corn Flakes, destinati a rivoluzionare le colazioni di mezzo mondo. Oggi, quella stessa azienda – simbolo del breakfast americano – passa sotto il controllo di un altro colosso che, a modo suo, ha scritto pagine altrettanto iconiche dell’industria alimentare: Ferrero.
L’operazione, da 3,1 miliardi di dollari, segna un nuovo capitolo nell’espansione transatlantica del gruppo di Alba, che dopo aver consolidato il suo dominio nel settore dolciario punta a rafforzarsi nel mercato dei cereali. «Questa è più di un’acquisizione», ha dichiarato Giovanni Ferrero, amministratore delegato e uomo più ricco d’Italia, con un patrimonio stimato in 33 miliardi. Un passaggio che non sorprende, se si guarda alla strategia annunciata già nel 2015, quando l’imprenditore – nel tempo libero romanziere – parlò di «superare le colonne d’Ercole» per approdare negli Stati Uniti.
Con l’acquisto di WK Kellogg, Ferrero si assicura non solo un brand storico, ma anche una solida rete produttiva e distributiva in Nordamerica e nei Caraibi. Un mercato, quello dei cereali, in piena evoluzione, dove i consumatori chiedono sempre più prodotti meno elaborati e più nutrienti. E mentre Plasmon torna sotto controllo italiano e San Pellegrino valuta un rientro in patria, l’affare Kellogg conferma una tendenza: i marchi tricolore, dopo anni di diaspora, sembrano trovare nuova linfa nel ritorno a casa o, come in questo caso, nell’internazionalizzazione aggressiva.
Quella di Ferrero è una mossa che va oltre la semplice diversificazione. Il gruppo, noto per la Nutella e i cioccolatini, entra in un settore complementare, sfruttando la forza di un nome che per generazioni ha rappresentato la prima colazione. E lo fa in un momento in cui Trump, tornato alla Casa Bianca, potrebbe riaccendere tensioni commerciali, rendendo strategico il radicamento diretto nel mercato Usa.




