La delegazione ucraina a Miami per i negoziati, Witkoff parla di “incontri costruttivi” mentre prosegue il lavoro sui documenti per porre fine alla guerra
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Redazione Esteri
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Si è tenuto ieri, nella città di Miami, il primo dei colloqui previsti tra la delegazione ucraina e gli inviati della Casa Bianca, un appuntamento che segna l’avvio di una nuova tornata di trattative dirette a definire i termini per una cessazione delle ostilità. A darne notizia, nel suo discorso serale, è stato il presidente Volodymyr Zelensky, confermando che la squadra di Kiev è attualmente negli Stati Uniti e che l’incontro si è già consumato con i rappresentanti americani Steve Witkoff, nella sua veste di Rappresentante Speciale per le Missioni di Pace, e Jared Kushner, genero del presidente Donald Trump. Zelensky ha voluto sottolineare, nel suo intervento, l’importanza del lavoro costante portato avanti dagli Stati Uniti, ringraziandoli per l’impegno profuso nel tentativo di far progredire il processo.
L’agenda dei negoziatori, come si legge nelle dichiarazioni del presidente ucraino e in quelle del Segretario del Consiglio per la Sicurezza nazionale ucraina, Rustem Umerov, è incentrata su più punti nevralgici. Da un lato, vi è la volontà di finalizzare i documenti – quelli che dovrebbero gettare le basi per porre fine alla guerra – e dall’altro si lavora per ricostruire l’architettura di un incontro trilaterale con la Russia, un vertice che era stato precedentemente rinviato a causa degli sviluppi del conflitto in Iran. Umerov ha aggiunto che i colloqui proseguiranno anche nella giornata odierna, segno di una continuità negoziale che gli stessi mediatori americani hanno definito improntata alla concretezza.
Le dichiarazioni di Witkoff e il quadro sul campo nel Donetsk
Proprio Steve Witkoff, al termine della prima giornata di lavori nella città della Florida, ha voluto tracciare un bilancio delle discussioni, parlando di “incontri costruttivi” concentrati sulle questioni in sospeso. Una definizione, la sua, che lascia intendere come le parti abbiano affrontato i nodi più complessi della trattativa, dai meccanismi di attuazione di un eventualo cessate il fuoco alle garanzie future per la sicurezza ucraina. Tra i temi trattati, ha poi specificato Zelensky, rientrano anche i preparativi per quel vertice trilaterale con Mosca – il cui rinvio, legato alla situazione in Iran, aveva creato un vuoto diplomatico che ora si cerca di colmare – e la ricostruzione del paese, un dossier che inevitabilmente si intreccia con le prospettive di stabilità post-conflitto.
Mentre i diplomatici lavoravano a Miami, il quadro sul terreno restava però segnato dalla violenza quotidiana. Nella regione di Donetsk, un attacco con drone condotto dalle forze russe ha colpito il villaggio di Maidan, provocando la morte di un civile e il ferimento di diverse persone, tra le quali un quindicenne. L’episodio rappresenta l’ultimo di una serie di eventi bellici che continuano a martoriare l’area, mentre su scala più ampia si registrano altre azioni militari: Mosca ha dichiarato di aver intercettato nella notte ben 283 droni di provenienza ucraina, un dato che testimonia l’intensità degli scontri a distanza tra le due parti.
Le tensioni diplomatiche tra alleati e il ruolo di Budapest
Al di là del fronte statunitense, il quadro delle relazioni internazionali attorno al conflitto si arricchisce di nuove tensioni, stavolta sul versante europeo. Duro è stato il confronto a distanza tra Berlino e Budapest, dopo che il premier ungherese Viktor Orbán ha espresso la propria opposizione al prestito da 90 miliardi di euro destinato all’Ucraina. Il cancelliere tedesco Merz non ha usato mezzi termini per definire la posizione ungherese, parlando di “atto di grave slealtà” destinato ad avere “conseguenze profonde”. Un dissidio che si inserisce nel più ampio dibattito sul sostegno finanziario a Kiev, evidenziando le difficoltà dell’Unione Europea nel mantenere una linea unitaria di fronte alle esigenze di bilancio e alle diverse sensibilità politiche interne.
Il rilancio del trilaterale tra attese e ostacoli di scena
Il cuore pulsante dei negoziati a Miami rimane però la volontà di ricostruire quel tavolo trilaterale con la Russia, il cui rinvio aveva rischiato di bloccare sul nascere i fragili progressi compiuti nelle settimane precedenti. L’attenzione degli inviati americani e dei negoziatori ucraini si concentra ora sulla definizione di una formula che possa riportare Mosca a un confronto diretto, superando le complicazioni derivanti dall’escalation in Medio Oriente che avevano causato lo slittamento dell’appuntamento. Il fatto che Witkoff abbia definito i colloqui “costruttivi” alimenta l’ipotesi che si siano ridotte le distanze su alcuni punti chiave, sebbene resti evidente la complessità di allineare le posizioni di due capitali, Kiev e Mosca, che sul campo continuano a combattersi con mezzi sempre più sofisticati e un numero crescente di vittime.
Nel mentre, la diplomazia ucraina cerca di mantenere un passo serrato, consapevole che il sostegno americano – pur con i suoi tempi e le sue condizioni – rappresenta un elemento imprescindibile per qualunque evoluzione negoziale. Il “lavoro costante” di cui parla Zelensky non si limita dunque ai soli aspetti formali dei documenti da siglare, ma investe la necessità di tenere insieme le diverse anime della coalizione occidentale, a partire dagli Stati Uniti dove la Casa Bianca, con la presidenza Trump, ha dimostrato di voler esercitare un ruolo di primo piano nella gestione del conflitto.




