Bimba di quattro anni muore a Palermo, sospetta difterite: la Procura dispone l'autopsia
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Redazione Salute
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Una bambina di quattro anni è deceduta all'ospedale pediatrico Di Cristina di Palermo e, secondo una prima ipotesi, la causa potrebbe essere riconducibile a un caso di difterite. La piccola, come emerso in queste ore, non era stata sottoposta ad alcuna vaccinazione per una scelta consapevole dei genitori, i quali avrebbero erroneamente collegato la presenza di autismo in un familiare alla somministrazione di un vaccino.
Un nesso causale che la comunità scientifica ha da tempo escluso in modo categorico e inequivocabile, sulla base di numerosi studi e ricerche che non hanno mai trovato alcuna correlazione tra i vaccini e lo sviluppo di disturbi dello spettro autistico.
L'indagine della Procura e l'autopsia sulla salma
La Procura di Palermo, come prevedibile in questi casi, ha aperto un fascicolo e ha disposto il sequestro della salma della bambina, con l'obiettivo di fare piena luce su una vicenda che ha scosso l'opinione pubblica. L'autopsia, che verrà eseguita nei prossimi giorni, rappresenta un passaggio fondamentale per accertare con certezza la causa del decesso e per verificare se effettivamente la difterite sia stata la causa scatenante il tragico epilogo, oppure se si siano verificati altri fattori concorrenti.
L'esame autoptico, inoltre, consentirà di confermare o escludere in via definitiva la presenza del batterio, fornendo così elementi chiave per le indagini che coinvolgono anche i genitori della piccola, al momento formalmente indagati dalla magistratura.
La difterite in Italia: una malattia dimenticata ma non scomparsa
Da quanto tempo non si verificavano casi di difterite in Italia e, soprattutto, quale situazione si registra attualmente nel nostro Paese? A rispondere a questo interrogativo è l'infettivologo ed epidemiologo Gianni Rezza, professore all'università San Raffaele, che spiega come "se si parla di casi autoctoni, ovvero contratti sul territorio nazionale, dobbiamo tornare indietro fino agli anni Novanta del secolo scorso".
Esistono tuttavia, come sottolinea Rezza, sporadici casi di natura importata, portati da viaggiatori provenienti da aree del mondo dove la malattia è ancora endemica, e si presentano per lo più nella forma cutanea, che è considerata meno preoccupante rispetto alla forma classica che colpisce le vie respiratorie e la gola.
La distinzione è importante, perché mentre la difterite cutanea ha un decorso generalmente più blando, quella respiratoria può portare a complicanze gravi come la miocardite o danni neurologici, richiedendo un intervento tempestivo con l'antitossina specifica e la terapia antibiotica.
La malattia e l'importanza della copertura vaccinale
La difterite, una malattia infettiva causata dal Corynebacterium diphtheriae, si trasmette per via aerea attraverso le goccioline di saliva o per contatto diretto con lesioni cutanee infette, e in passato rappresentava una delle principali cause di mortalità infantile. L'avvento del vaccino, introdotto in Italia negli anni Sessanta con la vaccinazione obbligatoria, ha portato a una drastica riduzione dei casi fino a renderla praticamente scomparsa nella sua forma più aggressiva.
Eppure, il caso di Palermo riporta alla memoria un concetto che gli esperti ripetono da anni: la scomparsa apparente di una malattia non autorizza ad abbassare la guardia, perché il batterio circola ancora e l'immunità di gregge è l'unica barriera in grado di proteggere anche i soggetti più vulnerabili che non possono essere vaccinati per motivi di salute.
Il richiamo vaccinale, previsto nell'infanzia e successivamente in età adulta, è quindi uno strumento di prevenzione primaria che non può essere trascurato, soprattutto in un'epoca in cui la mobilità globale rende i confini sempre più permeabili alla circolazione di agenti patogeni.
Un episodio che accende i riflettori sulla prevenzione
La vicenda della bambina di quattro anni, al di là dell'inevitabile impatto emotivo, non deve essere interpretata come l'inizio di un'emergenza difterite in Italia, ma piuttosto come un campanello d'allarme che riporta l'attenzione su un tema cruciale di sanità pubblica. La decisione dei genitori di non vaccinare la figlia, basata su una convinzione erronea e smentita dalla scienza, si inserisce in un contesto più ampio di crescente esitazione vaccinale che, come dimostra quanto accade in altre nazioni europee, può determinare la ricomparsa di patologie che credevamo debellate.
L'indagine della Procura e le analisi di laboratorio saranno decisive per chiarire ogni aspetto di questa tragedia, mentre il mondo medico e scientifico ribadisce con forza l'assoluta sicurezza e l'efficacia dei vaccini come strumento di difesa individuale e collettiva, senza alcuna possibilità di deroga basata su teorie prive di fondamento.
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