Disparità salariali tra Nord e Sud Italia, la Calabria fanalino di coda
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
In Italia, le disparità salariali tra Nord e Sud sono evidenti e preoccupanti. Secondo un'elaborazione della Cgia di Mestre, basata su dati Inps, la Lombardia emerge come la regione con gli stipendi medi più alti, pari a 2.254 euro lordi al mese. Al contrario, la Calabria si posiziona all'ultimo posto con una retribuzione media di 1.181 euro. Questi dati, riferiti al 2023, mettono in luce una realtà economica a due velocità, con il Nord che registra stipendi mediamente più alti del 50% rispetto al Sud.
Milano, capoluogo regionale lombardo, si distingue ulteriormente con una retribuzione mensile media di 2.642 euro, rendendola l'area geografica con gli stipendi più alti. In netto contrasto, un dipendente di un'azienda privata a Lecce guadagna meno della metà rispetto a un collega milanese. La situazione nel Lazio è intermedia, con una retribuzione media lorda mensile di 1.859 euro, superiore alla media del Mezzogiorno ma inferiore rispetto alle aree settentrionali.
Il rapporto dell'Ufficio Studi della Cgia di Mestre evidenzia le profonde disparità salariali nel settore privato italiano. In Trentino, ad esempio, le imprese si arricchiscono, ma i lavoratori portano a casa solo le briciole. Andrea Grosselli, segretario generale della Cgil del Trentino, ha commentato i dati Istat riguardanti l'andamento delle imprese trentine tra il 2018 e il 2022, confrontandoli con le altre regioni del nordest e con l'Alto Adige. Secondo i dati Istat, il valore aggiunto medio per addetto in Trentino nel 2022 è stato pari a oltre 65 mila euro, in crescita del 28,4% rispetto al 2018.
Queste disparità salariali riflettono una realtà economica complessa e disomogenea, che richiede interventi mirati per ridurre il divario tra le diverse aree del Paese.




