Valditara chiude alla Dad: «Non è contemplata», ma lo smart working resta un’ipotesi per il caro energia

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’ombra della crisi energetica, quella che dal Golfo Persico si allarga fino a lambire i consumi quotidiani degli italiani, ha riacceso per un attimo il ricordo delle aule deserte. L’ipotesi, circolata nei giorni scorsi ad opera del sindacato autonomo Anief, era tanto suggestiva quanto impopolare: un ritorno alla Didattica a distanza a partire da maggio, una sorta di eredità tecnologica del Covid riadattata per fronteggiare il caro-carburanti e l’inflazione galoppante. L’idea, prospettata dal presidente dell’associazione Marcello Pacifico, partiva da un ragionamento di pura logica emergenziale: se il conflitto in Iran blocca lo Stretto di Hormuz – e con esso il flusso del petrolio – e i prezzi del greggio impennano i costi della mobilità, ridurre gli spostamenti di studenti, insegnanti e personale pubblico diventa una leva per contenere la spesa.

Eppure, quella che per Anief appariva come una misura consequenziale ("la scuola dovrà essere l'ultima a chiudere, ma potrebbe essere colpita", aveva dichiarato Pacifico) -5, si è infranta contro la fermezza del ministro dell'Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara. In una netta presa di posizione, che ha cercato di chiudere immediatamente qualsiasi dibattito sul punto, Valditara ha escluso in modo categorico l’adozione della Dad: «Non è contemplata», ha tagliato corto, smorzando sul nascere i timori di genitori e studenti. La didattica a distanza – quell’esperienza che durante la pandemia aveva diviso pedagogisti e famiglie – resta dunque, almeno per il momento, fuori dal novero delle opzioni che il governo intende considerare per far fronte alla morsa dell’energia.

L’altra faccia della medaglia: lo smart working al banco di prova

Ma se la scuola in presenza è salva, lo stesso non si può dire con certezza per la generalità dei dipendenti pubblici. Mentre Valditara blindava le cattedre, al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, guidato da Gilberto Pichetto Fratin, i tecnici lavorano per definire un piano d’emergenza. In questo contesto, lo smart working riemerge come uno strumento praticabile per ridurre la domanda di carburante e l’uso degli edifici pubblici. La strategia, che ricalca il modello già sperimentato durante l’emergenza Covid, prevede un’estensione del lavoro agile per alleggerire i consumi, sebbene al momento non ci siano ancora decisioni definitive sui settori che verranno coinvolti o sulla percentuale di personale interessato.

È una sorta di paradosso amministrativo quello che emerge dal confronto tra i vari dicasteri: da un lato, a Palazzo Chigi lo smart working è stato drasticamente ridotto rispetto al passato; dall’altro, nelle more di una crisi internazionale che blocca una parte significativa del commercio petrolifero mondiale, la flessibilità sembra tornare d’attualità come valvola di sfogo per la pressione sui prezzi. La logica è quella del "si salvi chi può", o meglio del "si lavori da casa chi può", per lasciare più risorse a chi – come i docenti, gli operatori sanitari e le forze dell’ordine – è costretto a muoversi.

Il contesto internazionale: la guerra in Iran e lo Stretto di Hormuz

A rendere queste misure, seppur al momento solo ipotetiche, più concrete è lo scenario geopolitico. La guerra in corso con l’Iran e il conseguente blocco de facto dello Stretto di Hormuz – un passaggio cruciale attraverso il quale transita circa il 20% del petrolio mondiale – stanno tenendo in scacco l’economia globale. L’effetto a catena è già visibile nei prezzi dei carburanti alla pompa, e l’amministrazione Trump, che pure ha ereditato e gestisce questa crisi da oltre un anno, si trova a mediare tra pressioni militari e necessità di scongiurare un collasso delle forniture. L’Italia, fortemente dipendente dalle importazioni energetiche, si trova così a dover pianificare un’estate di possibili razionamenti, non per scarsità di elettricità in senso stretto, ma per la difficoltà logistica di muovere mezzi e persone.

Le contraddizioni di una strategia ancora in divenire

Mentre il governo studia l’estensione dello smart working per i ministeri, una nota stonata arriva proprio dalla base della pubblica amministrazione. All’interno dello stesso Ministero dell’Ambiente, due delegati sindacali di una società in house hanno scritto una lettera di protesta, evidenziando come la macchina organizzativa non sia ancora pronta per un ritorno massiccio al lavoro agile. La differenza di approccio tra l’esecutivo e i diretti interessati rivela la difficoltà di applicare misure emergenziali in assenza di un quadro normativo agile e condiviso.

In definitiva, al di là della rassicurazione fornita da Valditara – che esclude la Dad con certezza – il fronte dell’energia resta minato. La proposta dell’Anief, sebbene respinta, ha avuto il merito (o il demerito) di accendere i riflettori su un disagio reale: quello di un Paese che rischia di paralizzarsi se il costo per andare a scuola o in ufficio diventa insostenibile. Per ora, la lezione in presenza è salva, ma la scommessa dello smart working nel pubblico impiego è appena cominciata.

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