Il governo tra due fuochi: sindacati divisi sull’emergenza caro-benzina, mentre la Dad torna un’ipotesi per la scuola

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La guerra in Medio Oriente – e quella in Ucraina, ormai stabilmente sullo sfondo di qualsiasi analisi economica che si rispetti – sta producendo conseguenze pesantissime, sia sul piano sociale sia su quello dei redditi, tali da rischiare di travolgere un Paese che non si era ancora ripreso dalle precedenti scosse. A lanciare l’allarme, con un ordine del giorno approvato dall’assemblea generale, è stata la Cgil, che ha scelto di puntare il dito senza mezzi termini contro le scelte dell’esecutivo. Secondo il sindacato, infatti, il contesto attuale non farebbe altro che far emergere tutti gli errori commessi dal governo in materia di politica energetica: errori che, a loro volta, si concretizzano in una strategia “concentrata sulle fonti fossili”, in una “frenata alle rinnovabili” – tanto decisa quanto poco giustificabile – e in un’“opposizione al Green deal europeo” accompagnata perfino dall’“irrealistico ritorno al nucleare”. Una svolta strutturale, ecco quel che serve secondo la Cgil; una svolta che eviti un nuovo shock per il lavoro e per i redditi di chi, già provato dall’inflazione, si trova a fare i conti ogni giorno con il costo della benzina.

La contromossa della Cisl: smart working nei Comuni contro il caro carburante

Diversa, ma non contraddittoria, la strategia messa in campo dalla Cisl, che ha scelto di agire sul territorio con una richiesta molto concreta. Gennaro Ferrara, leader della Cisl Fp Emilia Centrale, ha spedito una lettera a tutti i 47 Comuni della provincia di Modena per chiedere un aumento del numero di lavoratori e di attività in smart working. “Dentro la stazione di servizio – si legge nell’appello – il personale sta bruciando troppa parte del suo stipendio, già assalito dall’inflazione che ha ripreso a correre”. La richiesta, sottolinea Ferrara, è quella di aprire un confronto non ideologico, basato sui dati e su una seria analisi dei benefici. Nessuna contrapposizione frontale con il governo, insomma, ma una pressione diretta sugli enti locali affinché utilizzino subito uno strumento – lo smart working – che la pandemia aveva reso ordinario e che ora, di fronte a un costo della vita che non accenna a fermarsi, potrebbe tornare a fare la differenza.

L’allarme dell’Anief: Dad e smart working da maggio, se la crisi peggiora

La crisi energetica e il rincaro dei carburanti, però, non preoccupano solo i lavoratori dei Comuni o i dipendenti del settore privato. Il mondo dell’istruzione, a sua volta, ha cominciato a mobilitarsi. A rilanciare il tema è stato Orizzonte Scuola, che ha riportato l’allarme del presidente nazionale dell’Anief, Marcello Pacifico. Secondo Pacifico, se il quadro dovesse aggravarsi nelle prossime settimane, il governo e il Parlamento potrebbero essere costretti a valutare misure straordinarie. Tra queste figurano sia il ritorno temporaneo alla didattica a distanza – da maggio, cioè nell’ultimo mese dell’anno scolastico – sia un ricorso più ampio allo smart working per i lavoratori pubblici. Un’ipotesi, quest’ultima, che riprende in parte le richieste della Cisl, ma che la allarga a macchia d’olio su tutto il comparto statale.

La reazione della Rete nazionale scuola in presenza: “Sarebbe assurdo e deleterio”

L’eventualità di un ritorno alla Dad – quella stessa Dad adottata cinque o sei anni fa durante la pandemia da Covid – ha però scatenato una reazione durissima da parte della ‘Rete nazionale scuola in presenza’, che riunisce associazioni, comitati e organismi del mondo della scuola. “Nelle ultime ore – scrive la Rete – alcuni sindacati starebbero avanzando l’ipotesi di estendere le misure contro il caro energia anche ai lavoratori della scuola, proponendo il ricorso alla Didattica a Distanza nell’ultimo mese dell’anno scolastico”. Un’eventualità che la Rete definisce “assurda e deleteria”, senza lasciare spazio a interpretazioni. Non ci sono, in questa presa di posizione, tentennamenti o aperture al compromesso: per i firmatari dell’appello, tornare alla Dad significherebbe negare un diritto fondamentale degli studenti, oltre a riaprire ferite che la scuola italiana ha appena cominciato a rimarginare.

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