Dad a maggio, il pedagogista Novara: “Come se qualcuno chiedesse se abbiamo bisogno di riaprire i campi di concentramento”
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Redazione Interno
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Il dibattito, riaccesosi nelle ultime settimane attorno a un possibile ritorno della didattica a distanza – da molti ormai ricordata solo con la sigla che ne ha segnato l’uso durante l’emergenza pandemica – ha trovato nel pedagogista Daniele Novara uno dei suoi oppositori più netti e lessicalmente aggressivi. Intervenuto ai microfoni della Tecnica della Scuola in occasione di un talk che vedeva tra gli ospiti anche Marcello Pacifico, presidente nazionale dell’Anief, Novara ha liquidato l’ipotesi (avanzata nei giorni scorsi da Pacifico stesso come semplice riflessione) con un paragone destinato a fare discutere: “Come se qualcuno chiedesse se abbiamo bisogno di riaprire i campi di concentramento”. Una frase, quest’ultima, che sposta immediatamente il confronto dal piano tecnico-organizzativo a quello dei principi, negando qualsiasi possibilità di mediazione su una misura che, a suo avviso, rappresenterebbe un’abdicazione inaccettabile del ruolo educativo della scuola.
L’allarme di Pasqua e il successivo chiarimento del sindacalista
Tutto era partito una settimana fa, precisamente il sabato di Pasqua, quando Marcello Pacifico – alla guida dell’Associazione nazionale insegnanti e formatori – aveva lanciato quello che molti hanno subito interpretato come un allarme. L’oggetto del ragionamento era la crisi energetica in corso, aggravata dagli scenari di guerra in Medio Oriente e dai blocchi nello Stretto di Hormuz. L’idea, per quanto paradossale, seguiva una logica stringente: se il governo fosse stato costretto a razionare i consumi o a ridurre drasticamente gli spostamenti, la scuola avrebbe potuto essere chiamata a un sacrificio simile a quello già sperimentato durante il lockdown, magari limitando la didattica in presenza per tutto il mese di maggio al fine di risparmiare su riscaldamenti e carburante. Pacifico, tuttavia, ha sentito il bisogno di chiarire la propria posizione lo scorso 10 aprile, ospite proprio del programma di Novara: la sua non era una richiesta formale, teneva a sottolineare, bensì “una semplice riflessione” sugli sviluppi peggiori che il conflitto potrebbe generare.
Il “disastro” annunciato dal prof Maggi
Se Novara ha scelto la strada dell’iperbole storica, un’altra voce celebre del panorama didattico e televisivo, Andrea Maggi, ha preferito argomentare il proprio dissenso su due fronti distinti ma complementari. Il professore, volto noto del programma “Il Collegio” e presenza fissa sui social network, ha definito l’ipotesi del ritorno alla Dad “un disastro” – aggettivo che ha ripetuto più volte per sottolineare la gravità della situazione. La prima ragione addotta da Maggi attiene alla mera coerenza politica: l’attuale esecutivo, ricorda il docente, quando sedeva all’opposizione durante la pandemia di Covid-19 fece “la guerra a ogni chiusura”, arrivando a parlare esplicitamente di “dittatura sanitaria”; sarebbe quindi paradossale, conclude, vedere oggi le stesse forze di maggioranza imporre quella che a tutti gli effetti configurerebbe come una “dittatura energetica”.
La seconda motivazione, forse più concreta e radicata nella vita quotidiana delle famiglie, riguarda la tenuta del tessuto sociale ed economico. Maggi pone l’accento su un problema pratico spesso trascurato nei dibattiti tecnici: i minori, se costretti a casa, non possono essere lasciati da soli. Ne conseguirebbe l’obbligo, per almeno uno dei due genitori (quando la coppia è presente), di assentarsi dal lavoro. “Vi immaginate? Madri che si licenziano, perché poi si licenziano sempre le madri”, ha tuonato il professore, tratteggiando uno scenario in cui le già provate economie domestiche – strette tra un’inflazione galoppante e il caro-carburante – dovrebbero assorbire anche un taglio del reddito familiare.
Una polemica che non trova spazi nel governo
Nonostante il clamore suscitato dalle dichiarazioni iniziali e la successiva ondata di interventi – tra cui quelli, a favore della didattica a distanza per motivi di risparmio, di una quota minoritaria ma numericamente rilevante di insegnanti e studenti pendolari – la discussione sembra essersi arenata di fronte al muro eretto dal ministero dell’Istruzione e del Merito. Gli stessi rappresentanti dell’esecutivo, dal ministro Valditara al vicepremier Salvini, hanno ripetutamente escluso che una misura del genere possa essere presa in considerazione nel breve termine, ribadendo il principio – caro anche a Pacifico – secondo cui la scuola deve essere “l’ultima a chiudere”, al pari della sanità. Per il momento, dunque, l’anno scolastico proseguirà regolarmente in presenza, mentre lo scenario della Dad a maggio rimane confinato, forse proprio come auspicato da Novara, nel novero delle ipotesi più nefaste e impraticabili.




